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Ungaretti: vita d’un uomo – Una “bella biografia” interiore

Nel volume dal titolo Ungaretti: vita d’un uomo – Una “bella biografia” interiore, edito da Aracne nel 2014, Noemi Paolini Giachery ha raccolto nove suoi saggi dedicati a Giuseppe Ungaretti.

Peculiarità del tomo, il cercare di fornire al lettore una visione più equilibrata e rispondente al vero dell’opera complessiva del poeta, evidenziando i principali difetti che hanno caratterizzato, nel corso del tempo, i vari orientamenti della critica.

Il percorso delineato si articola nei seguenti capitoli: “Ungaretti uomo di pace”, “La poesia impoverita” (a causa di un depauperamento attuato a livello interpretativo), “«Da ciò che dura a ciò che passa»”, “Noia: elusione, vizio, accidia?”, “Da Pascoli a Ungaretti. Breve storia di un cliché critico”, “Un “microtesto”: un microcosmo?”, “Ungaretti e Blake: un incontro di destino”, “Eros: realtà e simbolo nella poesia di Ungaretti”, “I volti del barocco”.

Il discorso così proposto dall’autrice inizia ricordando al lettore come, prendendo le dovute distanze dalla posizione dannunziana, per Ungaretti la guerra inevitabilmente comporti «la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità con gli uomini nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione». Infatti, «Nella mia poesia non c’è traccia d’odio per il nemico né per nessuno», egli afferma.

Per quanto concerne il rapporto intercorrente tra poesia e vita, come ha scritto la saggista, nel caso del poeta in esame: «la civiltà è quasi identificata con l’arte. Non è l’idea estetizzante dell’arte come sostituto della vita e dei suoi valori. Più vicina è, se mai, la concezione romantica che carica la poesia, l’arte di massima responsabilità in quanto sintesi suprema degli umani valori». Tenendo sempre presente che «i dati esterni contano ed esistono e si fanno veri solo se assunti e filtrati all’interno dell’io», quindi «La «discontinuità» tra parola e vita è meno probabile soprattutto se per vita si intende la vita interiore».

La critica nei confronti di Ungaretti si è spesso rivelata non all’altezza del suo compito, essendo stata fuorviata da una rigida schematicità di ragionamento ed essendo stata, non di rado, incentrata su pregiudizi e premesse teoriche inadeguate.

Pertanto, l’autrice di questa raccolta di saggi pone l’accento su svariate lacune interpretative: per esempio, è stato visto «come segno di incompiuta maturazione poetica, il fatto che nell’Ungaretti degli anni Venti restasse «qualche preoccupazione d’ordine contenutistico»»; da più parti «si intendeva rimuovere e censurare quello spiritualismo da Ungaretti sempre tenacemente professato, quell’ansia religiosa che percorre tutta l’opera del poeta»; innegabile «la frequente censura del platonismo ungarettiano».

Noemi Paolini Giachery, comunque, riconosce anche i meriti di alcuni critici (in particolare ricorda qualche opera di Luigi Paglia e D. Baroncini).

Inoltre, ella si tiene costantemente aggiornata su quanto altri studiosi hanno scritto sull’opera ungarettiana, per rileggere la poesia di Giuseppe Ungaretti alla luce di «un confronto analitico attraverso l’esegesi, verso per verso, di singoli testi» in rapporto al “macrotesto”.

Ella è anche autrice, insieme al marito Emerico Giachery, del libro Ungaretti “verticale”, pubblicato nutrendo la speranza di far sorgere un dibattito incentrato sul tema (e problema) del rapporto tra essere e divenire. Ci si aspettava che la critica fosse più ricettiva al riguardo, ma non sorprende più di tanto, tale “disattenzione”. Questo libro ha, comunque, fatto un suo percorso e ha prodotto effetti positivi, inducendo poi Noemi Paolini Giachery a raccogliere i nove suoi saggi presenti nel volume Ungaretti: vita d’un uomo – Una “bella biografia” interiore.

Molto interessante l’analisi del comportamento non “corretto” di un certo tipo di lettore: «Stranamente proprio il lettore che ammette come unica dimensione nella quale svolgere il discorso quella della contingenza, quella cioè della metamorfosi, pretende poi di ancorare un poeta come Ungaretti al modello poetico del suo esordio, gli chiede una coerenza intesa come adozione di un modello unico, quello dell’Allegria».

Poi la riflessione si allarga. Partendo dalla poesia di Giuseppe Ungaretti, Noemi Paolini Giachery ingloba nel suo discorso anche valutazioni concernenti la poesia in generale, proiettando le sue considerazioni verso le possibili dimensioni future: «A noi sembra invece che non si possano dettare norme e schemi per la poesia, anche se, naturalmente, ogni lettore ha predilezioni soggettive e una sua personale prospettiva».

«Dalla libertà creatrice dell’artista in teoria dovremmo aspettarci che offra proprio quello che non ci aspettiamo, che non conosciamo già».

La saggista si contraddistingue per uno stile terso, elegante e fluido, senza inutili involuzioni di pensiero e parole.

I suoi scritti invogliano il lettore a cercare di approfondire ulteriormente i nodi tematici affrontati e mettono in luce tutta l’attualità dell’opera poetica di Giuseppe Ungaretti.

Recensione
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