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Alessia

* Ass. Salotto Culturale
“Rosso Veneziano”, Roma

Alessia: ritorna questa figura femminile nella poesia di Raffaele Piazza che egli aveva già rievocata e descritta nella seconda sezione di Del sognato, la precedente raccolta edita nel 2009. Ma mentre lì, come annotammo allora, Alessia era una presenza reale, una figura che viveva tra passato e presente, nella memoria e nella coscienza del poeta, qui sembra che assuma una particolare connotazione: una figura “ambigua”, duale (per usare un segno aggettivale spesso ricorrente nella raccolta). Da un lato Alessia è certamente una figura reale, con la sua vita, la sua storia, le sue elucubrazioni mentali, il suo rapporto con le cose; dall’altro, invece, appare come una proiezione del poeta, proprio in virtù del suo approccio con gli altri, con le cose, con la vita.

Detto così, però, non si evidenzia la vera portata della poesia di Alessia, della ricchezza ambigua e sfuggente del personaggio, della sua stessa storia.

Intanto è da rilevare che il poeta ha un progetto chiaro, che è quello di delineare la figura di Alessia in una sorta di cronistoria degli eventi che accompagnano la sua vita. E difatti tutti i 70 testi che costituiscono la raccolta presentano nel titolo il nome di Alessia, anche quello che ha per titolo “Dedica” ha per sottotitolo il nome della ragazza. Segno evidente che tutta la raccolta si muove ed agisce intorno al personaggio il cui nome ricorre perfino, solo ed isolato, nel titolo della raccolta. E però non è una vera e propria storia del personaggio. Lo dice il fatto che ben 60 testi, i primi della raccolta, descrivono/narrano ciò che avviene in un solo anno, il 1984. Poi il poeta opera uno sbalzo inatteso e per tanti aspetti sconcertante, andando a riprendere Alessia nel 2010 (e i 26 anni intercorrenti tra le due date?) seguendola fino al 2014.

Ebbene, ciò dimostra un curioso atteggiamento del poeta di fronte al suo personaggio. Evidentemente il 1984 è l’anno in cui si concentra (il poeta concentra) il senso vero della persona di Alessia, della sua storia d’amore con Giovanni, della loro vita “duale”, mentre gli altri anni rappresentano una sorta di verifica dei sogni e delle illusioni lontane.

Ma qual è il significato, quello evidente e superficiale e quello profondo, di Alessia?

Siamo nel 1984, e Alessia viene colta dal poeta nella sua giovinezza e nel suo ardente desiderio d’amore che lei realizza pienamente con il suo Giovanni, e quando questo accade, sente in cuor suo come l’evento di un prodigio: “essere in due oltre / i confini delle cose”; “assistere al magico scenario // presentimento di gioia” (p. 9). È questo l’”accadimento” della vita di Alessia, ragazza dalla “pelle di pesca” che “nel tratto bello del suo / volto, mi ricorda l’acqua” (p. 13). D’altra parte Alessia è “bionda”, bella e trasparente nell’anima (“di vetro l’anima”; p. 24). Il poeta, anzi, non perde occasione per presentarla nelle forme esteriori della sua persona: “Pullover azzurro cielo nei giochi / di Alessia con lo specchio / gonna al ginocchio rosafuxia” (p. 25). Insomma è, Alessia, una figura bella dentro e fuori, che il poeta descrive nella naturalezza della sua gioventù.

Siamo, dunque, di fronte al pieno della vita e dell’amore, della realizzazione vera e profonda di una vita penetrata nelle più intime pieghe, e di un amore vissuto in piena consapevolezza: Alessia “tende nel chiaroscuro lunare / un filo di luce a farsi alba / nel silenzio gioia” (p. 16), anzi “gioisce Alessia nel piacere” (p. 19).

Ma Raffaele Piazza costruisce un personaggio ricchissimo e vario pur nella uniformità della sua condotta di vita. Anzi ci presenta un personaggio che, proprio nella sua apparente semplicità e nella schiettezza dei suoi comportamenti, risulta costruita con una struttura psicologica complessa nella quale è utile, e indispensabile, addentrarci sapendo che è proprio lì, nella profondità della mente e del cuore, là dove si costruiscono sogni attese e progetti, che si germina la vera dimensione di un individuo.

Ebbene, si legga con la dovuta attenzione il testo di p. 33 (“Alessia e il futuro”) nel quale Piazza presenta Alessia tutta assorta con lo “sguardo al vetro di balcone / sul mare e vedere in quel visore / il futuro”, dove la ragazza è attesa “al varco”. E si vede “commessa / nel negozio di abiti da sposa / e studentessa di psicologia”, si vede dottoressa intenta “ad analizzare pazienti”, si vede “moglie e madre nel / fulcro della storia”. Ma Piazza non la lascia così, intenta a sognare e/o illudersi, ma segue da vicino la sua creatura costruita con la sapienza di un architetto della vita e dei sogni. E difatti Alessia viene colta nello specchiarsi nel “lago della gioia”, intenta a vedere e a costruirsi il suo futuro su “sogni belli” (p. 43). Intanto già si vede sposa felice (p. 63), e vede il suo bouquet matrimoniale fatto di fiori di “pesco” e di “arancio”, mentre l’auto la porta in chiesa per pronunciare il suo sì: “E dopo il sì nel cielo scorgere / la cometa azzurra delle cose nuove / e la vita felice / per preparare i figli” (p. 78).

Ma sarà così? Insomma: Raffaele Piazza ha costruito un personaggio seguendolo e inseguendolo nel suo progetto di vita costruito su attese e speranze. Si realizzerà mai questo progetto? Individuare questo nodo semantico del testo non è un tentativo ozioso e inutile. Se ne ricava, ovviamente, il senso della concezione della vita del poeta.

Intanto è necessario evidenziare che i gabbiani, la rondine, il merlo indiano, l’allodola, i rondoni, come in uno svolazzo corale, un vero corteo animale di uccelli che evidentemente, con il loro vivere a contatto intimo con la natura, ne sanno sempre una più degli uomini, illusi e sognanti, mettono in guardia la ragazza: “Attenzione!” le ripetono, come a volerla svegliare alla vita e a esortarla a non cadere nelle trappole delle illusioni. E già questo sembra una sorta di avvertimento che suona come un richiamo alla realtà. E soprattutto: quando saranno passati quasi trent’anni da questi sogni, e cioè quando giunge il Natale del 2011, il poeta coglie Alessia in un momento particolare: “Sono venuti tutti gli amici e a guidarli / in esatta teoria Giovanni. Segna sul diario / i desideri, ragazza Alessia (matrimonio / una casa per due, un bambino, un lavoro)” (p. 94). Insomma i sogni sono ancora tali anche se “Quello che vuole è Giovanni e basta amato / croccante e fedele per inventare nel 2012, / altre posizioni per il sesso e altre strategie / d’Amore” (p. 95). Anzi ha fatto l’amore con Giovanni il 31 dicembre 2012 “senza turbamento sorridendo”, “sicura di non fare bambini (ancora / presto, verrà il tempo, urla il gabbiano: / attenzione!!!”), e Alessia non può fare altro che “attendere il seguito della vita” (p. 98), quando, probabilmente, ci sarà finalmente l’agognato “raccolto”.

Dunque è facile leggere nel destino di Alessia prefigurato da Piazza, il senso della precarietà dell’esistenza sicché i sogni e i progetti e le attese servono soltanto a consentire all’individuo di dare comunque un senso a questa nostra esistenza pur se essa si incaricherà a sua volta di smentire tutte le illusioni degli uomini.

Ma l’autore non poteva, non voleva, chiudere il viaggio cui ha costretto la sua Alessia, in quel vagabondare da una località all’altra, sempre alla ricerca dell’amore e del piacere del sesso, con un’affermazione di disincanto facendosi distruttore di sogni e di illusioni, e non può non stimolare Alessia ad un’ulteriore attesa: “Alessia, colei che protegge, / ascoltami nel dedicarti il mio / tempo migliore, a dire di te / poi in presagi di gioia ti penso / nella festa a casa dell’amica / farsi parola” (p. 90).

Insomma siamo in presenza di un mondo, quello di Alessia, e quello del poeta, nel quale realtà e sogno, realtà e immaginazione, realtà e il suo contrario, si fondono e si confondono a dire della precarietà dell’esistenza che è sempre (quella di Alessia, quella del poeta, quella di tutti) un campo in cui la volontà di vivere, l’abbandono al sogno e alle illusioni disseminati in tutto il percorso fino alla soglia fatale, l’ideazione di un progetto di vita che si rivela per lo più illusorio e vano, costituiscono il groviglio esistenziale che conquista e possiede la mente e il cuore degli uomini. Si vede che Piazza ha voluto obiettivare in Alessia proprio la sua visione della vita che, soprattutto in questo nostro mondo, è connotato dal senso della precarietà e dell’insicurezza. E per quale scopo, se non per questo, un poeta crea un personaggio che, poi, proprio mentre il progetto si sviluppa, finisce anche per prendere la mano al suo autore trascinandolo con sé, tanto che alla fine davvero riesce difficile stabilire dove comincia e dove finisce il personaggio e dove comincia e dove finisce il suo autore? Mistero e fascino della vita quando si trasforma in poesia, o della poesia quando canta la vita che diventa, proprio nelle mani del poeta, “altro”, e in quest’”altro” anche l’indicibile diventa dicibile e anche i sogni e le illusioni diventano possibile realtà anche se questo gioco può risolversi in disinganno e sconfitta.

Ciò che, però, intriga di questa raccolta di testi, tutti dedicati ad Alessia, è, e non poteva essere altrimenti, il fare poetico di Raffaele Piazza. Siamo di fronte ad una struttura della versificazione originale e per tanti aspetti postmoderna. Intanto si deve registrare il superamento di passaggi sintattici che evidentemente Piazza ritiene inutili, anzi tali da provocare un certo appesantimento dell’eloquio poetico. E allora i passaggi diventano rapidi, essenziali, a volte spiazzanti perché inattesi. E poi, sempre in ordine alla struttura sintattica, si vedano i ricorrenti mutamenti dell’ordine normale delle parole, come in questi esempi: “fino a di sorgente un’epifania” per “fino a un’epifania di sorgente” (p. 18); “le tracce per della felicità la conquista” per “le tracce per la conquista della felicità” (p. 19); “fino a di vetro l’anima” per fino all’anima di vetro” (p. 24), ecc. ecc. Questo artificio sintattico non solo rompe con il consueto schema normativo ingenerando nel lettore uno spiazzamento che lo invita a fermarsi sull’ordine alterato delle parole, ma serve all’autore a ricreare una diversa scala di valori semantici perché le parole collocate in posizione prevalente acquistano, proprio per la posizione assunta, una significanza più rilevante.

Ma è la versificazione tutta a risultare intrigante: una struttura forte e compatta dei testi ti dà l’idea di un corpo organicamente costruito, senza svolazzi retorici e senza abbandoni al compiacimento lezioso e vuoto; l’armamentario lessicale è ricco, vario, spesso fuori o lontano dai normali canali della comunicazione e, soprattutto, dell’espressione poetica; le connotazioni, in modo particolare quelle espresse da aggettivi usati con parsimoniosa accortezza, colpiscono sempre, e immancabilmente, il segno, e sono connotazioni inusuali e perciò inattese e perciò spiazzanti, tali che inducono alla riflessione, e perciò spiazzanti e semanticamente efficaci (“attimi disadorni”, “Albergo celestiale”, “giorni disadorni”, “fieno afrodisiaco”, “cielo polito”, “rigagnoli amniotici”, “invisibile spessore”, ecc. ecc.). Ma bisogna dire, ovviamente, che è la struttura complessiva dei testi, e in essi la struttura delle varie parti, a costituire l’aspetto più moderno, o postmoderno, del lavoro poietico di Raffaele Piazza. Si legga, a mo’ di esempio, questa strofa: “Attimi disadorni e non / guarda l’orologio al polso / di ragazza, uscire dal tempo / della camera dell’amore, / strada in motorino per / arrivare / all’Albergo celestiale” (pp. 8-9). Qui è facile notare: l’efficace sintesi degli elementi e l’eliminazione di tutto ciò che poteva appesantire l’espressione poetica, e cioè i passaggi intermedi; l’uso accorto dei segni aggettivali, che spesso in poesia finiscono per risultare inutili o, peggio ancora, inconcludenti o fastidiosi, mentre qui assolvono una funzione precisa attribuendo alle parole cui si riferiscono una connotazione tanto efficace quanto imprescindibile; la grande efficacia di sintagmi come “attimi disadorni”, “uscire dal tempo / della camera dell’amore”; il passaggio immediato da un verso all’altro (“della camera dell’amore” > “strada in motorino”) dove il poeta salta l’azione intermedia e rappresenta la ragazza già in sella al motorino; lo stravolgimento, già evidenziato in precedenza, dell’ordine normale delle parole (“e non / guarda l’orologio al polso / di ragazza” per “e non guarda l’orologio di ragazza al polso”.

Abbiamo detto: poesia moderna o postmoderna. Scelga il lettore. Una cosa è certa: questa raccolta davvero può suscitare, per la sua ricchezza e complessità semantica ed estetica e per gli elementi nuovi della poiesis, un interessante dibattito sulla situazione attuale della poesia italiana e sui suoi esiti ultimi. Noi crediamo che, al di là del diritto di ciascuno di seguire la propria strada, ce ne sia assolutamente bisogno.

Recensione
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