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Alessia e Mirta

L’autore
Raffaele Piazza- Napoli 22/12/1963- Ha pubblicato Luoghi visibili (1993) - La sete della favola (1996,) Sul bordo della rosa (1998), Del sognato (2009) Alessia, 2014, Alessia e Mirta 2019. Ha riportato numerosi premi, per l’edito e l’inedito, in concorsi di poesia (tra i quali la finale al Lerici Golfo dei poeti, opera prima, 1993, il terzo posto al Premio Mazza,1996 e la finale al Gozzano, 1998). È redattore di Vico Acitillo 124 Poetry Wave. Ha scritto sui Blog Poetry Dream, Rossoveneziano, Bibbia d’asfalto e La Recerche. È collaboratore esterno de Il Mattino di Napoli alla cultura. Ha vinto nel 2014 il primo premio al Premio Michele Sovente per l’inedito, nel 2016 il Premio Tulliola con la raccolta Alessia e nel 2017 il Premio Speciale della Presidenza al Premio Lago Gerundo. Ha curato per Fermenti Editrice le antologie Parole in circuito (2010) e Inquiete indolenze (2017). Ha pubblicato poesie, saggi e recensioni su varie riviste tra le quali Anterem, Gradiva, Silarus e Fermenti.

Il libro
Pur essendo un libro di poesie, “Alessia e Mirta” di Raffaele Piazza può essere raccontato a partire dalla storia che rappresenta. Innanzitutto perché in esso possiamo distintamente individuare i personaggi che agiscono e si lasciano agire; in secondo luogo perché la disposizione delle singole poesie sembra seguire un vero e proprio ordine narrativo.

La conferma di quanto sopra esposto ci viene dallo stesso Piazza che utilizza, in più occasioni, il termine fabula, giustapponendolo a quello di favola, quasi come una dichiarazione di intenti: la rappresentazione cronologica degli episodi -già preordinata nella mente dell’autore appunto come un canovaccio, una sequenza “drammatica” - si manifesta attraverso una poesia in grado di generare un’atmosfera sospesa fra il sogno (la favola) e la realtà.

Alessia e Mirta
Le protagoniste, Alessia e Mirta, sembrano attraversare spazi e luoghi e contemporaneamente tracciare un loro preciso percorso di vita in equilibrio fra il sogno, il ricordo e la realtà.

Il tema principale è introdotto dalla figura di Alessia, creatura primaverile (a tratti equorea a tratti celeste) che ha appena varcato la soglia dell’adolescenza: è l’amore, atteso e sperato, spirituale e carnale, che la ragazza riversa sulla figura di Giovanni e che è intrinsecamente legato ai temi dell’aspettativa, della leggerezza e della gioia improvvisa -da cogliere prima che svanisca- ma anche della preoccupazione per la possibile rottura dell’equilibrio dell’idillio amoroso.

A questo motivo bene si intreccia l’altro tema, quello della perdita, della morte, legato al personaggio più maturo di Mirta, Musa comparsa nel fondale di una via/deserta pari a una dea/terrena, lei così bruna (p. 20) il cui peso, seppure contenuto in un numero minore di poesie, si staglia come un monumento nella raccolta con la lucida tragicità del suo suicidio.

La figura di Mirta è l’altra anima del libro e la sua presenza è del tutto peculiare perché è un’ombra rievocata nel ricordo e, storia incastonata nella storia, va a rompere la narrazione in terza persona della fabula (quest’ultima intesa come successione logico-temporale della vicenda di Alessia e di Giovanni) coinvolgendo direttamente la figura del poeta che la ricorda in prima persona.

La contrapposizione fra le due donne risulta evidente ed emblematica: se infatti Alessia rappresenta, con la sua esuberante vitalità, l’essere nella sua fase di crescita e di autorealizzazione, Mirta all’opposto occupa la parte discendente della curva, quella che presto, prematuramente, la porterà a divenire una presenza incorporea che vive esclusivamente nella memoria delle persone che l’hanno conosciuta.

La resa espressiva
Come un dipinto: è questo uno dei suggerimenti che il poeta sembra offrirci lungo le pagine di “Alessia e Mirta”, tanto che di frequente Alessia è rappresentata come una campitura (Alessia campita nel cielo, p. 22 e Alessia campita nel plenilunio, p. 24), cioè come un disegno ma anche e soprattutto come lo sfondo della sua stessa vicenda amorosa ed esistenziale.

Dal punto di vista stilistico si può rimarcare che, per la raccolta di poesie qui esaminata, Raffaele Piazza utilizza il verso libero, sciolto da rime. L’attenzione tuttavia può essere focalizzata sull’impiego costante di parole nuove, ricreate dalla fusione di due o più termini anche semanticamente differenti, richiamanti nella maggior parte dei casi tonalità di colori e impressioni visive: ci imbattiamo dunque in neologismi immaginifici come “tintadifragola”, “finestravisore”, “nerovestito”, “lucevestita” e addirittura leggiamo “lucelunavestita” e “rosatramonto”. Da sottolineare, in aggiunta, l’iterazione frequente di due parole germinate dalla sensibilità del poeta quali l’aggettivo “fiorevole” e il verbo “interanimarsi”.

Il succedersi di termini di tal fatta -che potremmo a ragione definire “invenzioni lessicali- contribuisce a creare quell’atmosfera rarefatta e fiabesca che aleggia intorno alle vicende di Alessia, in particolar modo, ma anche della stessa Mirta.

Nonostante ciò, come a riequilibrare l’alone mitico e onirico che si viene a creare, il Piazza fornisce sovente l’indicazione di tempi e luoghi precisi: il Parco Virgiliano, Napoli, Posillipo, Castel dell’Ovo, San Lorenzello, Ischia (per citarne alcuni), persino la New York del post attentato alle Torri Gemelle, ormai presenti soltanto nel ricordo di Alessia.

Conclusioni
Raffaele Piazza tenta, dunque, la strada della sublimazione della pulsione vitale dell’amore e della gioventù all’interno di un intreccio di sequenze, scandite dal ciclo delle stagioni, in cui ogni spigolosità viene stemperata nella delicatezza dei toni (a tratti quasi surreale) e nella musicalità del verso, lo fa attraverso un procedimento di rarefazione dell’atmosfera, ottenuto con un sapiente accostamento di precise indicazioni spazio-temporali e di descrizioni paesaggistiche caratterizzate da slanci creativi di grande invenzione, in cui vengono posti in risalto colori, profumi, sensazioni visive, resi con lo stesso effetto di una pittura su porcellana.

Recensione
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