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Ha ragione il prefatore Mario Richter, nella nota che apre il volume, a sottolineare una peculiarità di questa poesia: l'impressionismo che sfugge ai rischi dell'elegia lamentosa e pone a propria guida, invece, una commozione fatta soprattutto di energia vitale. La meraviglia dell'attimo che, pur fuggevole, è gradino verso l'eternità: questo il più intuitivo fondamento della parola di Maria Luisa Daniele Toffanin, matura più di molte altre scritture inserite nel medesimo orizzonte, anche per la raffinata padronanza metrico-stilistica che Luciano Nanni, conoscitore coltissimo e lettore attento, rimarca con precisione e competenza rare nella sua nota al testo.

Sono poesie spesso brevi, dalla versificazione elegante e misurata, scandite su accenti calibrati e consapevoli tanto sul piano ritmico che su quello semantico; doti rimarchevoli ma anche indispensabili quando si sceglie di esplorare, quale proprio contesto di azione poetica, il territorio non nuovo dell'intreccio tra paesaggio interiore e sguardo fisico sul mondo. L'autrice, fortunatamente, possiede un'intima polifonia d'emozioni e di timbri, sì che l'osservazione anche non inedita acquista però dignità e spessore letterario; né si trovano, qui, eccessi o cadute di stile, impennate scomposte o improvvisazioni sopra le righe. È come se, prima di pubblicare, Maria Luisa Daniele Toffanin avesse a lungo meditato e levigato non solo i propri testi ma anche la propria stessa sensibilità, educandola a cogliere l'essenziale e a trasfonderlo in parola comunicante: ne deriva una voce di abbagliante purezza, classica e moderna al tempo stesso, luminosa come la strada che percorre e che indica.

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