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Grappoli di stelle

Ines Scarparolo, ormai ben conosciuta anche al di fuori delle proprie mura, nella sua sesta raccolta Grappoli di stelle ci mostra di sé un volto inedito e inatteso.

Canta infatti l'amore, non universale o generico, ma proprio inteso come unione tra la donna e l'uomo. Un sentimento nel quale la trasfigurazione lirica s'unisce alla concretezza della fisicità, resa ora per allegorie (“se affondi la tua vanga | per te divento zolla”) ora del tutto esplicitamente.

La complicità dei due amanti si nutre di baci e di amplessi, assecondando un eros in alcune pagine addirittura torrido: “carezze audaci | infuocano il mio ventre | e la tua lingua | esplora la mia bocca. | Al sesso tuo vibrante | io mi dischiudo | ... | e quando erompe | dai tuoi lombi un caldo fiume, | divento terra | e placo la mia arsura”.

Eppure tutto, anche nei momenti più arditi rimane caratterizzato da una sostanziale “purezza di cascata”, nella quale la donna può dire all'uomo “con tenerezza | mi hai condotto al desiderio”, poiché “tu sei la mia forza, | io sono il tuo scrigno”.

Non manca la crisi, momentanea se la poesia conclusiva ripropone una scena d'intensa carnalità.

Una raccolta dunque coraggiosa, che ci rivela sotto un diverso aspetto un'autrice della quale si conosceva, finora, l'attitudine lirica: ed è una silloge anche commovente e confortante, per com'è concepita e vissuta nell'età in cui i passi “diventano più stanchi” e i capelli bianchi non fanno però paura, grazie alla riscoperta dei “sogni lievi di ragazza”.

Recensione
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