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Una Padova altra. La Libreria Draghi: osservatorio di cultura

Ci sono opere che sono a pieno titolo libri, degni di restare nel tempo, anche se composte di un numero esiguo di pagine. Una Padova altra di Maria Luisa Daniele Toffanin è una plaquette, elegante nella scrittura e nella veste, che offre al lettore un'intervista con Pietro Randi, ancor oggi lucidissimo nonostante i quasi novant'anni, ultimo erede e per decenni gestore di quella storica Libreria Draghi che nella Città del Santo ha occupato dal 1850 un posto centrale (anche topograficamente): la famiglia Randi ne acquisirà la gestione nel 1920, mantenendola fino alla chiusura nel 2011.

Ogni padovano la ricorda e anche noi, negli anni da studenti, ne eravamo clienti assidui, quando ancora le grandi catene librarie erano di là da venire e chi aveva necessità di un libro “andava da Draghi”. Ma il colloquio con Randi evoca, nell'autrice e in tutti, un vero tassello di storia non soltanto culturale: “all'ombra di Manara Valgimigli”, come amava ripetere Giovanni Spadolini, la Libreria Draghi è stata infatti luogo d'incontro (occasionale o quotidiano) di decine di scrittori, poeti, docenti universitari, inclusi i nomi più prestigiosi dell'ateneo patavino. Lì ci si dava appuntamento e si ragionava di umanità e cultura. Quella cultura autentica che ha formato e irrobustito generazioni di studiosi e di appassionati, in un esistere “altro” che era un effettivo stile di vita e appartiene ormai, purtroppo, a un tempo passato, pur se ancora vivo nei ricordi e negli aneddoti di chi quegli anni ha vissuto.

Un tempo che lascia, come osserva Giovanni Lugaresi nell’affettuosa prefazione, non oggetti materiali, non potenza o ricchezza, bensì «preziosi pezzi di intelligenza, conoscenza, di memoria»

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