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Alleluia in sala d'armi

Come si confà a due autori, tra i più peculiari della poesia contemporanea, questo libretto non è esattamente un'opera convenzionale. Si tratta di una "parata e risposta", precisa il sottotitolo, che trova origine nella rivista "Pomezia-Notizie", di cui in altre occasioni abbiamo sottolineato la qualità e l'importanza: il mensile diretto da Defelice ospitava infatti una rubrica satirica di Onano, ora cessata per volontà dell'autore, i cui interventi vengono ora raccolti in questa pubblicazione, con il "controcanto" in versi dello stesso direttore.

Quasi a voler far rinascere, come sottolinea Giuseppe Leone nella prefazione, "l'antica arte di Pasquino", in una forma nuova perché dialogica. Una satira che si fa sarcasmo, mordace e quando serve irriverente, traendo soprattutto spunto da notizie più o meno ridicole o grottesche ricavate dalla cronaca quotidiana: il gusto per il paradosso e per il ruolo del "bastian contrario" di Onano si sposa con la visione etica di Defelice, sì – chiosa Leone – "da far risultare la sua arte una scienza morale". Intervistato e intervistatore si compendiano perfettamente, le imbeccate-provocazioni dell'uno trovano perfetta sponda nella vena gnomica dell'altro, oltre che in una reciproca stima umana e letteraria, anch'essa venata comunque di ironia: nel congedarsi dalla rubrica, infatti, Onano scrive di attendere la risposta del direttore senza immaginarne i toni, poiché "le tue risposte, infatti, talora mi sembrano bizzarre", pur ammettendole "oneste, sempre". Insomma la tempra dei dialoganti è questa e dal messia-Celentano a Mara Venier, da Monti a Schettino, da Obama a Hillary Clinton, da Belen a Raul Bova, da Hollande a Papa Francesco sono diversi i personaggi a vario titolo "celebri" che compaiono in queste pagine.

Ma si parla anche di tasse e case di riposo, di pari opportunità e banche, di femminismo e castità consacrata, di matrimoni (secondo l'Istat) e terza età, di Tav e arte, di alluvioni e licenziamenti, anche di fede e di pontefici (ci perdoni Onano, non siamo d'accordo con le sue riserve su Giovanni Paolo II). Sempre in modo non ovvio, non scontato, quindi stimolante. "Cesare Tiberio pretendeva le decime. Avesse preteso la meta più iva, lo stesso Gesù avrebbe avuto qualcosa da ridire" nota Onano, e Defelice chiosa: "altro non sanno far – Cesare e Chiesa – / che tirar per la giacca Gesù Cristo". Oppure, di fronte alla tragedia d'una musulmana uccisa perché intenzionata a convertirsi al cristianesimo, senza che alcuna femminista abbia chiesto giustizia: "il proverbio dice che nel sacco / la noce sola non può far rumore".

Ma forse il testo più "serio" è quello che risponde alla scoperta di come 34 scheletri rinvenuti in Emilia, a lungo ritenuti di partigiani oppure di repubblichini reciprocamente uccisisi, fossero in realtà (lo ha stabilito l'esame del carbonio-14) risalenti all'anno Mille: "La terra, caro Onano, è sempre stata / un orribile campo di battaglia / e si vive da sempre sopra i morti / Anche noi già lo siamo / (la vita essendo un soffio), / onde saggio sarebbe almeno l'ossa / lasciare intocche a riposare in pace. / Invece, su di loro speculiamo / ora togliendo, ora addossando torti!".

Di troppo, rispetto ad una poesia solenne e meditativa, c'è solo il punto esclamativo finale, che però è consono al tono dell'intero volumetto. Il quale cos'è, in fondo: polemica, poesia, divertissement? Forse di tutto un po': certamente, non offende né l'intelligenza né la letteratura, anzi la stimola, e in questo sta il suo inconsueto pregio.

Recensione
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