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Giocando con le nuvole

Volume corposo, che raccoglie l'intera produzione poetica — anche già pubblicata — della poetessa di Mattarello (Tn): l'editore Eugenio Rebecchi la definisce, con ragione, "puntualizzazione di un percorso vitale". Ed è una di quelle poesie le quali, più che d'analisi critica, hanno bisogno semplicemente di lettori, di animi ben disposti che si mettano in ascolto e sintonia con parole semplici, aggraziate, affettuose come un abbraccio o una mano tesa. Ben poco c'e da spiegare e decifrare, infatti, tanto il messaggio è limpido: ricordi e fantasie, gioie e sofferenze, luoghi e momenti, pensieri e riflessioni.

Ma anche la coscienza che interroga e s'interroga, che prende atto o denuncia con esplicita crudezza (si legga, tra le prime, la poesia "Stupro"), senza in alcun modo attenuare o tacere i drammi, gli orrori e le contraddizioni della società. La dimensione del sogno, della trasfigurazione, non vince mai sul realismo, ne a livello personale (pur essendo inevitabile una certa malinconia, per il tempo che passa e per quel che non è più) ne collettivo perché appunto, il grido del mondo, e della realtà, è sin troppo palese per ignorarlo.

Un mondo peraltro indifferente che "ti guarda, / si scosta, / poi passa", e sta solo a te cogliere "l'alba nuova / di un solito giorno". Dunque nessuna fuga, nessun rifugio, nessuna testa nascosta nella sabbia o tra le nuvole, nonostante il titolo del libro: si legga "La luna che sorride", girotondo trasognato che chiosa "soprattutto / voglio / il buonsenso / per ritornare / alla realtà della vita".

Ma questo buonsenso non vieta di prediligere e cogliere, in quanto ci circonda, l'armonia del bello, il miracolo della meraviglia, la delicatezza di una natura che è soggetta come noi alle stagioni, ma a differenza di noi continuamente rinasce. Luna, sole, stelle, cielo sono sì elementi che la poesia ha trasformato in simboli, ma chi può negare che restino anche aspetti ben concreti dell'ambiente e del cosmo?

Quello che ci sembra più caratteristico nella poesia di Olga Tamanini, che ha "trovato le stelle cercando la luna", e proprio la genuina spontaneità con la quale il sogno si riversa nel vero e, reciprocamente, il vero nel sogno, seguendo un doppio binario che tende a unificare "l'attimo / del chiaro e dello scuro". La dolcezza e la pace sono parametri non soltanto ideali, ma attitudinali nell'approccio al passato e al presente, alla quotidianità e all'eterno. Perché, sembra dirci l'autrice, un vero confine non c'è, tra quel che trascorre e quel che perdura. A fare il resto, stilisticamente, è la capacita di scegliere la parola semplice e accessibile, ma sempre efficace e mai banale, tra immagini liriche belle ed eleganti ("io ti guardo alla luce della sera / perché i tuoi occhi che volgono al tramonto / hanno la dolcezza ed il calore del sole") e osservazioni sagaci e quasi epigrammatiche (si legga, un solo esempio tra i molti, "Il nemico nascosto"), facendosi talora enigmatica fino all'introspezione analitica (come nell'incontro, sul molo, con una misteriosa bimba che altri non è, probabilmente, che l'autrice stessa).

Ma citare è limitativo, perché moltissime poesie meritano lettura: sono granelli che tracciano il sentiero della vita, in un "pianto placato dal canto" tutt'altro che concentrato su se stesso, anzi fornito di una buona capacità introspettiva che sa leggere non soltanto nell'animo proprio, ma anche nel dolore altrui ("L'attesa del pianto").

"Realtà nel sogno", in fine di libro, dichiara esplicitamente come il ripiego su se stessi sia uno sbaglio, ne il cuore può essere piccolo perché soffrirebbe di meno, si, ma anche meno amerebbe. Tra squarci stupendi di quotidianità ("Il sorriso in un bicchiere") e atmosfere fiabesche ("Alba in Valsugana"), tra piccoli racconti ("Oltre il confine", "Alla fontana") e reverie incantate ("Ho parlato alla luna"), si dipana — l'omaggio ad un amico poeta — "quel labirinto di strade che, / messe assieme, / formano nell'universo amorfo / la saggezza degli uomini". Una saggezza che forse, nonostante "il mio pensiero che tintinna / al rumore del tempo", chiede di non bussare troppo alla porta del passato, per non sciuparlo o rimpiangerlo, ma anche perché "se sai guardare il mondo / nel modo giusto, / c'è ancora qualcosa che luccica / in fondo alla strada", prima di "passare / nell'infinito".

Recensione
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