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Ai piedi del faro

Se la narrazione consente di preservare dall’oblio un vissuto già noto, l’espressione poetica è capace di far emergere l’esperienza più segreta e indicibile, consentendo al poeta una rilettura del mondo dalla quale il lettore si lascia coinvolgere. Il raccontare, attraverso il testo poetico ciò che altrimenti sarebbe ineffabile, permette a chi scrive di dare un nuovo senso al Sé, di dare coesione ai frammenti della propria esperienza e soprattutto di condividere. Così la poesia delinea il senso profondo dell’esistenza e, recuperando la lezione del passato, suscita interrogativi, individuando nuovi percorsi di significato. «La poesia suscita domande. Entra nei meandri delle possibilità e delle probabilità. Ricerca appigli. Mette in scena – e li fa uscire allo scoperto – i protagonisti (…) con il viso e il corpo e l’anima che hanno – abbiamo.» (Maria Lenti, “Scrivere poesia”, in Effetto giorno, 2012, pag. 115).

Maria Lenti, docente di scuola secondaria, eletta Deputata al Parlamento italiano dal 1994 al 2001 per Rifondazione Comunista, componente della VII Commissione (Cultura-Scuola) dall’aprile 1996, studiosa di letteratura e arte, saggista, racconta di sé nell’ultima raccolta poetica, Ai piedi del faro.

La presentazione di sé in versi, già in Sinopia per appunti del 1997

Mia madre su Zelinda Lenti
lettrice di salmi in processione
un nodo di vento
infinito sulla nuca.
Lenti Clemente fu mio padre
appassionato indagatore di romanzi
contadino e minatore
occhi pungenti e chiari.
Dal calendario, in rima non cercata,
i loro nomi per me scesi silenti:
Maria Margherita Lucia.

È molto, io credo. Mi basta. si arricchisce con brani che rimandano ad “una personalità imprevedibile, una donna con la sua ambivalenza tra la memoria, risalente a un’infanzia ferita, e l’attualità della vita” (Enrico Capodaglio, postfazione ai racconti di Maria Lenti, Giardini d’aria, 2011). Dopo aver inseguito i versi, con il cuore e con la mente, desiderosa di donare il suo punto di vista e di indurre interrogativi e riflessioni in chi legge, Maria ci aspetta … ai piedi del faro.

La luce fioca, perché la poesia «apre le finestre, ma iniziando dalle fessure» (“Scrivere poesia”, cit., pag. 116), è quella di un luogo, vicino al mare, dove ci si esprime sottovoce mentre lo si scruta, recuperando memorie, sotto la torre che si protende verso il cielo e spinge, partendo dalle profondità individuali, a ricercare nuovi significati, superando l’evidenza del dato reale da cui l’autrice comunque parte. Il faro è capace altresì di emettere intensi segnali luminosi tanto da costituire una guida per i naviganti, un messaggio di speranza dunque per i lettori, rintracciabile nei versi della poetessa urbinate.

In questo senso i testi di Maria Lenti, pur non perdendo la dimensione lirica e soggettiva, costituiscono anche un esempio di poesia civile.

L’esperienza dell’insegnamento, così tangibile in Due tempi…perfetti, dove la descrizione dell’azione didattica lascia intendere come il contesto scolastico sia stato linfa vitale per la poetessa, si palesa con la citazione dei versi della Didone abbandonata di Metastasio in “Spostamenti apparenti”, appartenente alla prima delle sei parti in cui si divide la raccolta. Parti asimmetriche per numero di testi e solo in tre casi intitolate: “Ex libris”, “Mia città”, “Occasione”, a sottolineare il coinvolgimento autobiografico.

La città natale, maestosa, realisticamente descritta, “intensa in un futuro intenso” nel testo “Urbino”, inserita nella quarta parte della raccolta, “dispettosamente / bella nei profili”, “tremendamente / sola nell’amore” così Maria Lenti in Mia città, diventa fonte di ispirazione per riflettere sulle manchevolezze, sulle scelte poco condivisibili di chi l’ha amministrata, sottolineate in “Va bene perché no” e in “Amen”.

Come nella vita, in Ai piedi del faro trovano spazio l’ironia, la parodia, il gioco e quindi la sperimentazione linguistica. Il riferimento letterario colto alla poesia visiva non impedisce alla scrittrice, ancora una volta, di affrontare tematiche di stringente attualità, legate alla raccolta delle olive e più in generale alla genuinità della vita contadina, come in “Goccia a Goccia”. L’aspetto ludico trova spazio anche in “Allegro al tempo giusto” o in “Semaforo verde”, colmi di assonanze, consonanze, allitterazioni, e in “Indovinello”, filastrocca tanto infantile nella composizione e nel contenuto (cos’è che si taglia con il coltello?), quanto adulta nella risposta: la solitudine.

Pure l’attività politica, ormai sublimata, diventa fonte di ispirazione per la poesia o meglio occasione per testimoniare valori, quelli “salvati” in Parlamento che hanno continuato ad essere pilastri di quell’habitus mentale critico della poetessa che emerge con “Mettiloro”, tentativo di spiegare ad un bambino la differenza tra ciò che è vero e duraturo e ciò che è falso ed effimero, o con il candore dei versi del secondo testo della raccolta che prende spunto da un viaggio in Iran:

Gli Stati, stolti, hanno confini,
non il cuore
tenero in tutte le persone del mondo,
il cuore, che va oltre le montagne
e al di là del mare e degli oceani
e da ogni orizzonte vola verso qualsiasi orizzonte.

L’esperienza politica dunque, lungi dall’esaurirsi con l’attività parlamentare, si traduce in un pensiero forte, di chi vigila sul bene comune, come le figure maestose, straordinarie sentinelle dei deboli, evocate nel testo dedicato all’artista Raimondo Rossi intitolato I giorni degli angeli,

(…) inquieti, a passo veloce ma avendo tutto scrutato e udito
nelle strade di paesi e città, negli angoli
dove sosta chi chiama attenzione,
negli occhi che chiedono ascolto,
nelle mani che offrono un sospiro,
che attendono un abbraccio,
nei corpi vogliosi di corpi caldi (…)
consapevoli del giorno da vivere con dignità;
pieni di un calore non tanto innato quanto derivato
dall’incontro con l’altro – l’altra.

L’esperienza politica si traduce nel dialogo costante, nell’impegno sociale, in una corretta lettura del mondo, mai scontata, che non impedisce alla scrittrice di tornare però...ai piedi del faro.

Luogo d’incontro segreto, spazio intimo, lontano dalle asprezze del mondo, luogo dove far riaffiorare l’esperienza più intima nella leggerezza profonda di una Sinfonietta:

Torna a trovarmi
cuore fedele.

Da tempo manca alla mia mano
il tocco della tua lieve
(…)

Torna a scaldarmi
aspra dulcedo.

Recensione
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