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Prefazione a
La mercenaria. Da Bianca Cappello ad Alvise Cassier
di Ferruccio Gemmellaro

la Scheda del libro

prof. Leonardo Vecchiotti
lettore critico

"La storia scritta al di là della volontà degli uomini è una falsità, poiché essa, in moto perpetuo, omologa se stessa ed i protagonisti in ogni epoca..." così scrive Ferruccio Gemmellaro nella premessa al preziosissimo saggio "Omologismo storico” ed è sulla falsariga di questa dinamica intuizione che, nell'ultima fatica letteraria "La mercenaria", l'Autore gioca tutta la sua meravigliosa originalità: ipotesi pronte a rincorrere giudizi di valore ma anche dubbi metodici incalzati da verità potenziali; esigenze di intreccio ragionevoli accanto a calcolate sovrapposizioni; riordino storiografico e sottoposizione a nuova esegesi della Storia nelle sue più disparate accezioni: Universale, Grande, Minore, Locale, e, perché no, Virtuale, per l'appunto la storia di Alvine Cassier – eroina addomesticabile dagli accadimenti – e quella di Bianca Cappello – protagonista per scelta non per costrizione; sono queste, in estrema sintesi, le presunzioni con le quali bisogna misurarsi una volta letto l'energetico romanzo storico-omologista "La mercenaria".

Per raggiungere i suoi obiettivi, o meglio l'obiettivo principe, cioè quello di svelare l'eternità del mistero che si annida nella realtà che ci circonda, e che sovente non è percepibile attraverso le semplici apparenze, Gemmellaro fa ricorso, spesso, alla tecnica (tecnè = arte) della prosa poetica legata alla innovazione artistica dell'omologismo mediante la quale stabilisce rapporti di risonanza tra le cose normalmente distanti.

"Grandi uomini e donne che avevano governato, a munificenza altrui, le grandi forze generatrici delle incommensurabili opportunità umane: la primordiale conoscenza che i sopravvenuti modelli decantanti i bisogni ed i piaceri muscolari avevano sprofondato negli anfratti oscuri dello scibile e che i millenni avrebbero diluito nell’inconoscenza" o in base al potenziale di suggestione che esse possiedono “Veneziani e fiorentini, allora, in ubbidienza mondoquestistica alle richieste energetico-muscolari, rispondevano, oltre al sesso o in sua alternativa, con le ricchezze ammassate dai loro empori, di qua e di là degli orizzonti, e con il collezionare prodotti artistici per equilibrare il godimento dell’estetica” oppure sollecitando l'attivazione quasi morbosa della propria sensibilità “Era lei [Bianca Cappello], quindi, da un mondo alter, del quale oltrepassava il solco della ritentiva, che gli uomini avevano ridotto all'inintelligibilità, e che la spronava, inarrendevole, ad aggiudicarsi il diritto alla conoscenza”

Per la verità c'è anche da non sottacere che, dopo un'attenta lettura, l'opera del Nostro può risultare un confortevole dedalo dove rifugiarsi e lasciarsi cullare dalle più stravaganti riflessioni; l'intero lavoro, infatti, scorre come in un attimo dove guizzano rutilanti figure arcane, emozioni dense, riflessioni serio-giocose, grevi quotidianità, avviluppate da un ritmo che mantiene una grazia un po' distaccata, talvolta eterea, però sempre in grado di resistere al rischio di un artificioso manierismo.

La dia-sincronia delle vicende è sicuramente una delle chiavi interpretative più redditizie con le quali aprire le porte di questa costruzione letteraria capace per un verso di dar risposte ad esigenze di immediatezza, per l'altro di gettare le basi per approfondite considerazioni.

Giovevoli strategie d'interpretazione a maglie larghe sono i contributi legati al recupero di calchi semantici, tipicità culturali, espressioni idiomatiche, descrizioni artistico-ambientali, rarità folcloristiche, ecc; incantevole e prezioso, da vero cesellatore della parola, il ricorso alla significazione denoto-connotativa nei momenti di lirismo o di massima fedeltà al proprio credo.

Attento conoscitore dell'uso degli atti linguistici e da sempre intransigente censore dell'alienazione del linguaggio causata da una comunicazione di massa ogni giorno di più standardizzata, ancora una volta il nostro romanziere ha dispiegato tutto il suo potenziale culturale, da un lato, per riportare valore alle parole ed alle cose svuotate di contenuto dalla martellante ed ossessiva messaggistica industriale, dall'altro, per ridare un ruolo attivo alla coscienza del fruitore.

Storico (nell'essenza del termine) perché sostanzialmente annalista, cioè legato alle res gestae più che all’Historia rerarum gestarum, Gemmellaro nella sua ultima opera, così come nei precedenti romanzi della trilogia dedicata a protagoniste femminili La vergine Beccarino e La Pulzella delle Specchie, ricostruisce la vita quotidiana su cronache e documenti ed intreccia storie non per scostarsi dal vero, ma per integrare i silenzi di una storiografia tradizionale ancora prevalentemente attenta, nonostante tutto, alla macro-dimensione; il linguaggio, di conseguenza, ha un ritmo particolare: i periodi scorrono alternativamente placidi ed "a scatti", ricchi di studiate complicazioni e divagazioni, con una sintassi composita e con un continuo trapasso dal passato al presente e viceversa; è un linguaggio che si adatta all’indomabile scorrere della memoria che non può fissarsi sulle immagini con sistematicità e rigore, ma corre e rimbalza da un evento all'altro nello svolgersi pressante di un passato spesso bisognoso di rivisitazioni.

A dispetto comunque delle riflessioni fin qui svolte e che potrebbero far considerare il nostro Autore votato ad un rapporto di natura esclusivamente psicologica con la sua creatività, Gemmellaro mette nella sua opera-ricerca anche una costante e vigile attenzione formale, intesa sia come prevalenza del calcolo costruttivo sul magma delle sensazioni, sia come ordine perseguito attraverso un'adozione dei propri. moduli stilistici; il tutto, però, sempre sorretto dalla precauzione di non sconfinare in un gioco gratuito ed immotivato.

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