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Dal fondo dei fati

Il trepido diario

“Spiaggia dei desideri | Spiaggia delle attese | (…) Rischio irrinunciabile” : in questi versi che introducono alla nuova raccolta poetica di Patrizia Fazzi emerge, con la festività di un’immediata epifania, il tema che dà vita all’opera: la scrittura. Insegnante, studiosa di Ottone Rosai e autrice di vari saggi sull’attività letteraria di questo artista, Patrizia Fazzi ha già partecipato a numerosi premi letterari, ottenendo importanti riconoscimenti, soprattutto in seguito alla pubblicazione nel 2000 della raccolta poetica di esordio Ci vestiremo di versi, con l’introduzione di Giorgio Luti.

Luti, a proposito di quell’opera, parla di un “trepido diario”, che attraverso i temi dell’amore e del dolore, una poetica di stampo leopardiano (Luti fa riferimento, in particolare, alla teoria del piacere presente nello Zibaldone) e una qualità comunicativa della scrittura, giunge ad indicare nella poesia una “forza salvivifica che batte montalianamente nelle “vene del mondo”, surrogato ineliminabile di quella eternità che fortunatamente ci è negata” e a trasmettere con essa un messaggio che è insieme intimo e pubblico. In Dal Fondo dei Fati Patrizia Fazzi, in continuità con l’opera precedente, si propone un’indagine appassionata della scrittura poetica e delle sue interne motivazioni, come sottolinea anche Giovanna Vizzari nella prefazione dell’opera.

La raccolta si apre con due significative citazioni, che danno inizio alla riflessione metapoetica: la prima tratta da Per il battesimo dei nostri frammenti di Mario Luzi, la seconda da Book with no back cover di Richard Burns. Divisa in otto sezioni, l’opera si sviluppa facendo della poesia strumento di lettura e interpretazione della vita stessa: ricordi familiari, evocazioni paesaggistiche (i luoghi amati della Toscana, da Siena a San Vincenzo, a Lerici, ad Arezzo, città natale dell’autrice) e il fluire naturale del tempo non sono disgiunti da una costante riflessione sui nodi irrisolti del presente (come nella poesia La croce impazzita dedicata all’attentato terroristico di New York dell’11 settembre 2001).

Nella prima sezione, intitolata Per l’anima che è in te, si definiscono con chiarezza, secondo uno schema dialettico che implica la presenza di un interlocutore, il carattere intimo e pubblico dell’opera e alcune preliminari dichiarazioni di poetica, soprattutto nei testi finali di Parole cometa e Risorgeranno parole.

Nella seconda sezione, quasi un elogio alla vita di classica memoria, dal titolo latino Vita vivenda, domina il tema del tempo e il suo carattere imprevedibile di “gioco dell’oca”, ma al carattere di sfuggente “meteora” della vita viene ora con decisione contrapposto quello durevole e resistente della poesia.

Alla sezione intitolata Il vero viaggio, itinerari attraverso paesaggi che da esteriori diventano interiori, secondo quel meccanismo caro a tanta parte della tradizione poetica per cui “gli occhi filtrano l’anima”, segue Cambio di stagione, parte dell’opera dedicata a quella speranza indefinita del futuro, che trova nella natura e nel susseguirsi delle stagioni la sua piena rappresentazione.

Dai toni più interiori e dall’andamento autobiografico si presenta la sezione che dà il titolo all’opera e che si conclude con un’intensa invocazione alla speranza, che ricorda le invocatio di certa poesia classica latina.

In L’anima sul foglio e Filo siderale dominano la dimensione memoriale e quella metapoetica, che si combinano l’una in funzione dell’altra, in poesie come La casa inghiottita e Piante cresciute, dedicata ai suoi alunni.

In Vento di poesia, ultima sezione della raccolta, è il potere salvifico della poesia a dominare, il suo dare frutti “nella terra di tutti”:

Vorrei piantare parole,
come piante grasse innestarle
in vasetti
e accomodarle piano
nella terra di tutti,
vederle germogliare
accanto al muro dei sogni
con ogni giorno una lacrima
e una stilla di sole.

Recensione
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