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Uccelli per cento poeti

Franco Orlandini, di Ancona, è un poeta, prosatore e saggista che ha iniziato a scrivere poesie e articoli fin dal 1960, anno in cui iniziò a collaborare con diversi periodici letterari. Ha pubblicato sillogi di poesie, saggi sulla letteratura dell’Ottocento e del Novecento, molti dei quali inclusi nel volume “Solitudine tra i poeti”, e altre opere in prosa, quali “Natura e poesia” e “Paesaggi e figure”. Ha scritto anche, in edizione multilingue, l’opera “Charles Guérin, anima senza patria”, offrendoci un significativo spaccato della vita di questo poeta francese. Di lui si sono occupati i principali critici italiani e il suo nome figura in antologie, dizionari, biblioteche e siti Internet. Il libro che si va a recensire è d’impronta ecologista e si apre con una bella premessa scritta dall’autore stesso su cui vale la pena soffermarsi perché esprime profonde riflessioni sui tanti guasti che la civiltà di oggi ha provocato nell’ambiente, diventato ormai poco naturale e molto artificiale, in un processo molto negativo che rischia di diventare inarrestabile e irreversibile.

Dietro la spinta dell’urbanizzazione, altri spazi verdi scompaiono”, dice infatti lo scrittore in un grido allarmato, sottolineando come l’ambiente sia deturpato dai palazzoni che crescono a vista d’occhio, dentro i quali vivono prigionieri vecchi e bambini, come le ruspe stiano distruggendo il verde e le campagne siano sempre più vuote, senza più il profumo dei fiori silvestri, il ronzio degli insetti e il canto degli uccelli. Profumi, rumori diventati ormai un dolce ricordo della sua infanzia o di quando, giovane insegnante in una scuola di montagna, ascoltava, durante le sue passeggiate silvestri, il verso del cuculo, e, a sera, il chiurlare dell’assiolo e il gorgheggio dell’usignolo. E sono lontani i giorni in cui si fermava a guardare gli stormi di cornacchie, i mille giri delle rondini a primavera, e ascoltare il loro garrire insieme al canto di tanti altri uccelli purtroppo diventati una rarità. Perciò oggi egli può godere degli uccelli soltanto, o quasi, tramite la lettura degli autori - e sono molti - che li hanno ammirati e cantati nelle loro opere, ricordando come Leopardi ricevesse “conforto e diletto” dal loro canto, un canto che, come leggiamo ancora nella premessa, genera “luce nell’animo di chi lo ha ascoltato”.

Nel libro Franco Orlandini prende in esame centoquattro autori, libro biblico dei Salmi e lui stesso compresi, a partire dalla Grecia classica per giungere, passando per il mondo romano e il Medioevo, fino ai nostri giorni, e, dopo brevi ma esaurienti notizie sulla loro vita, sulla loro produzione letteraria e sulle tematiche da essi affrontate, riferisce il rapporto tra il particolare tipo di uccello di cui hanno parlato e la loro personalità. Ne viene fuori un testo non solamente pieno di amore per la natura, ma, come sopra è stato sottolineato, anche di forte critica nei confronti di una civiltà fortemente interessata a distruggere: un testo teso quindi a lanciare un messaggio di profonda valenza pedagogica e che pone a imperativo categorico il rispetto dell’ambiente, se vogliamo che questo nostro mondo possa conservare quella bellezza e quelle risorse che lo rendono vivibile.

Recensione
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