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Puzza di bruciato

direfarescrivere
anno XIII, n. 133, febbraio 2017
http://www.bottegaeditoriale.it

Da casi banali ad indagini sconvolgenti.
L’indagine inconsueta e inquieta di un giovane investigatore napoletano.
Un romanzo sull’intolleranza e sul conflitto della coscienza innescato da una società difficile.

È un odore forte quello dell’emarginazione, come dice Nick Drake, il protagonista del romanzo di Monica Florio Puzza di bruciato. Appena lo sentiamo, ce ne teniamo lontani, cambiamo strada. Ma proprio lui, l’improbabile investigatore di una ancora più improbabile agenzia investigativa, non può cambiare strada: è lui il diverso, un’etichetta a cui ha sempre cercato di sfuggire, adottando comportamenti tradizionali e socialmente accettabili. Nel corso della narrazione, tuttavia, la routine quotidiana di Nick e dell’agenzia sarà sconvolta da un caso difficile, un’ingarbugliata storia di fughe, furti letterari e tradimenti affettivi e generazionali. L’azione investigativa di Nick finirà per sovrapporsi alla sua storia privata, fino a rimettere in discussione la consapevolezza della sua identità, tra il sentimento personale e l’immagine che la vita e gli altri, là fuori nel mondo, riflettono di lui.

La realtà napoletana
Anche nei suoi libri precedenti – soprattutto ne Il canto stonato della sirena (Il mondodisuk libri) – Monica Florio ha scritto sul tema della discriminazione, colta nelle sue sfumature genetiche, sessuali e sociali. Attraverso i suoi racconti, ambientati in una Napoli di cui conosce bene vie maestre e stradine secondarie, ci ha descritto vite definite “normali” ed esistenze considerate “ai margini” della quotidianità. Ci ha parlato soprattutto della confusione che si percepisce, attraverso una più seria e attenta analisi, tra queste differenti dimensioni esistenziali, spesso vissute all’interno dei comuni ambienti sociali, delle stesse storie familiari e dei conflitti laceranti che riaffiorano, ogni tanto, dalle profondità della “parte buia” – ma sarebbe meglio dire “tenuta al buio” – di ogni singola coscienza.

Tra le righe della sua personale ricerca letteraria e sociale – che mette in luce una capacità umana, prima ancora che artistica, finora poco sottolineata – Monica Florio ci ha invitato a riflettere, più volte, sull’ambiguità dell’atteggiamento “buonista”, “tollerante” e “politicamente corretto” assunto da noi lettori/persone, quando accettiamo, in letteratura come nell’arena sociale, di confrontarci con la presenza di chi non si allinea.

Un comportamento del genere, in effetti, finisce per negarci a un’autentica comprensione della natura ambivalente degli esseri umani, nascosta proprio dalla consolatoria dicotomia normalità/diversità, mai messa in discussione nella sua storicità, e vissuta invece come eterna e soprattutto esterna a noi, a tutela della serenità, il più delle volte ipocrita e illusoria, della “normale” esistenza quotidiana.

Con Puzza di bruciato l’autrice ci sorprende anche per la scelta del genere e dello stile. Il romanzo è classificabile come un “giallo”, ma in realtà ci sembra un felice ibrido letterario, capace di risolvere le tensioni drammatiche con i toni della commedia associando l’azione narrativa alla fascinazione della psicologia dei personaggi, da quelli principali – lo stesso Nick o il fratello Giacomo, il suo “negativo” esistenziale – a quelli minori, come la signora Improta.

Ironia e stile
I dialoghi e le situazioni sono trattate da Monica Florio con il dono dell’ironia. La leggerezza dello stile ci fa sentire vicini ai protagonisti della vicenda, tanto che ci si commuove e si ride con loro e ci sembra di averli già incontrati nella vita reale.
Quando chiudiamo il libro, ci accorgiamo di esserci lasciati prendere per mano dall’autrice, che ci ha accompagnati in un viaggio letterario e sentimentale nella sua/nostra città, Napoli, protagonista, nel bene e nel male, della commedia umana rappresentata con le sue contraddizioni. La Napoli di Nick diventa potente e vitale metafora dell’ambivalenza della condizione esistenziale comune a tutti gli esseri umani, al di là del tempo e dei luoghi del loro stare al mondo.

Recensione
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