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È la parte centrale di une trilogia e il terzo volume è ancora inedito. Opera compiuta nel suo genere, consta di cinque canti: L'addio, I1 ritorno al deserto, Sogno e delirio, La vita nomade, Il tempo degli assassini.

Addio corposo, infido "filo di ragno teso sull'abisso...", il buio assume una dimensione fisica che meglio esprime la drammaticità del distacco. Il distacco fende il silenzio e prevale la morte col suo odore sul tripudio dell'amplesso. Anticipo di una fine annunciata. Seguono frange di immagini dove ricorrono il viola che compare per la prima volta come aroma, la donna vista come fulgida essenza e la rondine, simbolo d'eternità nel cosmo. I1 volo dell'uccello è irrazionale e non quantificabile, così l’immagine della donna sfocata nei contorni. Non è possibile delimitare un amplesso nella sua compiutezza laddove la chimera sconfina dal reale. E' ancora vicino l'amore come presenza ma già si proietta la sua perdita pur restando incorrotta 1a bellezza del ricordo. Le lusinghe incatenano il poeta anche se consapevole delle caducità del tutto; la donna che ha appena posseduto, diviene sfuggente anche se ancora presente al cieco tastare. E' forse tutto questo già ricordo? Ma può il ricordo circoscrivere il dolore e l'annientamento che segue al distacco? Non sappiamo.

Restano vivi dopo la lunga notte dell'amore e dell'addio il riverbero del prato nell'aurora, la sera odorosa che trasuda dal corpo, il tremore del risveglio e la rabbia delle membra che subiscono l'ultimo abbandono. La realtà: "il ritorno a1 deserto putrescente/ 1'affondare dei giorni nella sabbia/ mulinata dal vento fino all'orlo/ della piazza tuo corpo ricercato...", il ricordo del passato piacere, grido ultimo ma vivo ancora nella sua sagoma d'uccello rosseggiante dall'“ala stanca”.

I1 deserto, anche se non ancora resa, si proietta in una discesa cosparsa di ciottoli ed ostacoli. L’”anastasi” è soppressa all'avvicinarsi della sera. E' particolare nel Nesti l'uso reiterato d'arcaismi che velano efficacemente il contenuto misterico del poemetto. "Era solo miraggio quell'andare/ a precipizio" perdendo l'orientamento e la luna è vista come "algido deserto"; la notte è un ghiacciaio, il biancore seduce e spinge il passo... Ma dove?

Il sonno non porta ristoro ed è visto come malefico; vigile è il cuore che vive la necessità della sconfitta. Calu adesso é vista non più come perduta ma abbandonata e l'abbandono circoscrive in un certo senso la sua colpa perché anche lei ha subito con l'abbandono una perdita. Si alternano le stagioni, la vita ritorna nella "pasqua rosa/ dei petali di pesco". Calu è lontana ma "brillava ancora in cima al colle".

Ma Calu, chi è? Dea, donna, paesaggio, forse solo le molteplici facce dell'amore universale che è atipico e dai confini sfrangiati come la seta del cielo. Ogni amore non ammette la fine e lo spirito e il corpo ne immaginano il sofferto ritorno dopo un'aspra battaglia all'oasi riconquistata di quel che resta delle rovine dell'abbandono. E’ il territorio irrazionale che spinge gli uomini a volere e sperare In un ritorno incerto perché non sai a priori quanto l'altro poi ancora ti cerchi e questo affannoso ricercare i brandelli del passato spalanca ai tuoi piedi una voragine, confine tra il continuare a vivere in qualche modo o il morire precipitando. Non c'è strada che ricostruisca un passato distrutto. Il bene perduto dopo il vilipendio, viene esaminato nuovamente e visto come qualcosa di regale che ci sovrasta e insulta e la memoria non aiuta, se non facendoti soffrire, a trovare uno sbocco alla tua corsa. La corsa è un ritorno inutile da una fuga inevitabile anche se non sempre voluta. Intimo strazio, vanità di un canto d'amore di un corpo piagato da una realtà scura come "in quell'ultimo volteggiar di corvi". L'arrivo: il nulla.

La raccolta è la fine di un conflitto che lascia tracce di sangue di vendetta irrealizzata. Ritornano il viola "forza di luce e di morte" e la paura. C'è ancora una possibilità:"Potrei nel roco canto di memorie/ arrampicarmi al colle per la strada/ segnata dal ferro e dal dolore." Ma questa memoria così segnata che spinge a ritroso, a cosa porta? "Ora non temo andare oltre lo stagno/ gnomi supini accettano 1'incontro/ di un ritorno all'indietro/ ma tu sorgi davanti all'improvviso/ segnale sulla sera la tua corsa/ si fa dolce al contatto delle mani/ temprate nel sangue del fanciullo". Il sangue degli innocenti è sempre caro ai poeti. In W. Whitman da "Song of myself" n°34:"They three all torn and cover'd with the boy's blood!" (Erano tutti e tre laceri e coperti del sangue del ragazzo). Tali versi sono citati da Dino Campana nel colophon a chiusa dei suoi "Canti Orfici".

Poemetto breve ma completo che trasmette angoscia e fascinazione e che lascia volutamente nell'ambiguità la figura centrale:Irrag­giungibile Calu. Non si sa se l'enigma verrà risolto nel terzo poemetto ancora inedito di "Calu ritrovata".

Anna Vincitorio

Recensione
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