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Ho sognato di viaggiare / su di un treno azzurro …”. L’epigrafe connota un viaggio, ma questo viaggio è nel sogno. Il poeta vorrebbe, ma questo viaggio non lo compie oppure è un pretesto per molteplici soste legate a stati d’animo? Tutto si può fare con la parola che ti stimola, t’invita e si nasconde.

Ancora percorsi di fantasia “tra voci e strumenti”. C’è spazio per ricordar luoghi ma soprattutto sensazioni di altri che Menotti Galeotti rivive in sé. Così in un viaggio immaginato o meglio ricordato, senza un itinerario, scorrono parole stilisticamente valide, misurate; non ci sono eccessi né sovraccarico di immagini. Dopo il treno azzurro è lo sguardo che si immerge nell’azzurro dell’infinito irraggiungibile del sogno e il ritorno sulla terra; “la radura dopo il bosco …” dove “pellegrino s’aggira / libero nello spazio amico” …

Poi è tutto un susseguirsi di sensazioni legate al momento – contemplazione di un acquazzone estivo, il calar della sera lungo un cammino che richiama la sponda di un lago non identificato. Forse, l’amara constatazione del trascorrere del tempo. Affiorano pessimismi attraverso versi misurati di immagini compiute, variegate. Domina il silenzio. E’ più forte del ricordo? Talvolta l’incubo produce tormenti e ricordi sopiti ma mai annientati: come può scordarsi la guerra?

Dal passato al presente, uomini clandestini, braccati, quasi mai accettati e “timorosi nel buio”. Pietà e impotenza; il poeta guarda, comprende l’ingiusto destino. Così questo immaginario cammino si costella d’incontri: il ragazzo di strada, il vecchio e la culla, l’ormai lontano tempo giovane e ritorna il mare senza approdo e “il grido di fanciullo / sulla sponda dell’isola perduta”.

Qualche speranza si apre con lo scorrere del tempo: la primavera, il primo mattino sul mare e un foglio bianco … Ancora ricordi forse di sogni irrealizzati; sentirne il richiamo ma “dentro sanguina del dolore altrui / la ferita …”. I momenti che compongono il giorno si muovono a compimento: uno spiraglio può esservi verso l’aurora. Qui, tutto rinasce e volge a un nuovo inizio. Ritorno alle ore calde, all’orcio di casa. La terra rimossa è morte e rinascita verso un futuro fatto anche di piccole cose nel bagliore di un mattino.

Voci dell’anima chiamano / come ieri nello spazio dei pensieri di un oggi”. E’ una plaquette che si apre a nuovi spazi trovando negli attimi e nelle sensazioni già provate “l’eco di nuove speranze”.

Firenze, 6 maggio 2012

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