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Diletto

Walter Nesti, una scelta tra editoria e cultura

Sempre più mi trovo a diffidare della produzione delle grosse Case editrici che, eccettuati i doverosi “classici” contemporanei e non, per un costume venale consolidato dall’educazione culturale del nostro confusissimo presente, mettono sul mercato a pieno numero copie di libri inutili, che durano l’espace d’un matin: succose biografie di vip le cui vicende private non valgono un penny. Guide deliranti a percorrere spazi i più inverosimili dell’sconoscibile, succosi alfabeti di sciocchezze politiche, pesantissimi testi scolastici che diventano martirio negli zainetti dei nostri figli etc. etc… Livello medio di produzione: hai presente la mediocrità?

Ecco perché, sempre più, mi trovo a fidarmi di sigle editoriali meno eclatanti ma di élite, omologate da un passato già alle spalle e di quelle nascenti: se siano, naturalmente, ispirate a un vero senso di amore per l’arte, qualunque essa sia. Prima di tutto, naturalmente, Adelphi, poi Sellerio, Scheiwiller o “All’insegna del pesce doro” (già il nome evoca un segno di eccellenza), Studio Tesi, Passigli, Empiria, Campanotto, Crocetti… Dimenticavo di dire che gli autentici talenti del nostro tempo (la maggior parte dei quali resteranno sconosciuti. Se al Seicento è rimasto, almeno, il distintivo di “marinista”, il Novecento sarà il secolo più “effimero” della nostra storia letteraria, ovvero quello dei contenuti ammuffiti nei cassetti. L’ultima scoperta postuma sarà quella di Morselli, compiuta, indovina da chi? da Adelphi), essi talenti, dicevo, rifiutati dalle grandi Editrici, devono ripiegare o su quelle sconosciute, o su quelle ignobilmente prezzolate, o sul niente assoluto. Ci sono due Case che, già note e in procinto di far parte della rosa dei boss, offrono un rifugio più che rispettabile agli autori, la Caminia (diretta da Raffaele Crovi, ultimo Premio Campiello) a Milano, la Newton Compton a Roma. L’augurio è che continuino ad accettare testi di provata serietà fino creare la nuova sigla industrialculturale che tutti si augurano.

Ecco perché, sempre più, vado alla caccia di piccole Editrici nascenti e, quando le trovo, le tengo volentieri a battesimo.

Questa è la volta di Masso delle Fate Edizioni (Signa, Firenze), già editore di una Rivista letteraria di ottimo livello, Pietraserena, gravitante attorno all’area culturale fiorentina. Il programma è di distribuire, anche, i testi pubblicati abbinandoli alla Rivista che vanta un buon numero di abbonati di prima qualità. Parliamo, per cominciare, della collana di poesia Il Crivello, che ha già edito un buon numero di opere. Mi piace cominciare proprio col numero 1, il primo nato. È la raccolta poetica Diletto di Walter Nesti, a buon diritto inserito nell’Antologia Poeti italiani del ‘900 a cura di Roberto Cervo, Poeti Nuovi a cura di Remo A. Borzini e Poeti della Toscana a cura di Alberto Frattini e Franco Maniscalchi.

I temi della raccolta sono, principalmente, quelli del tempo e della memoria, indiretta implicazione quelli dello stato esistenziale dell’uomo, della morte, della speranza. Il tempo di Nesti, come categoria astratta, e, insieme, come concreto accadimento, è ora sottilmente deviante come lingua di fumo, ora ingannevole, oppure capace di arginare pericoli oscuri come il grondone su cui si ripara la pioggia invernale divenendo ghiaccio, o, socio fedele del destino, capace invece di assassinare impietosamente creature e cose. La memoria poi, per il nostro poeta, pulsa nelle celle vuote d’una trama sepolta dove andare a frugare, recuperando l’ansimare delle ore: chiamando, talora, i fatti della sua ricordanza conseguenti bufere dell’ieri. Il che non è una visione ottimistica del passato, come l’essere coinvolti col presente, se il solo fatto di vivere è resistenza e la felicità ti coglie | escrescenza di morte sulla pelle. Ma nel mondo poetico di Walter Nesti c’è posto anche per una speranza di esplorazione del mondo,, una speranza di fede nei presagi, una speranza che significa (il che è più determinante) non disperare. Una speranza che consente un sospirato attendere di eventi che si svolgono lieti | sullo schermo di altre vite possibili. Che sia un accenno al dramma spirituale del mutare, del trasumanare, del reincarnarsi? Fatto è che la coscienza di Walter Nesti, nel gioco variegato della memoria, non si fa vincere dal tarlo amaro della solitudine, anzi fortifica il nostro divenire e ci contagia in un messaggio di conquista della verità assoluta dell’essere: maturammo la gioia e lo sconforto | nel tempo corto percorso dal sole | e ci scoprimmo adulti nell’orgoglio | del desiderio ce ci consumava.
Recensione
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