Dentro il paesaggio

Mi lega a Fernanda una "vecchia" e profonda amicizia, una comunione di valori, sentimenti, visione delle cose, ma non si riesce a conoscere perfettamente Fernanda, se non entrando nella sua anima attraverso la sua poesia. Bisogna fare quindi un percorso inverso, non dalla personalità alla sua opera, ma da questa entrare nella sua complessa e articolata identità per riconoscere tutta la sua sensibilità, capacità di introspezione, di cogliere particolare/universale, di far sue, per trasmetterle, emozioni, sensazioni, percezioni.

E' un percorso questo che Fernanda ha individuato fin dalle sue prime opere: analisi introspettiva di sé, analisi della realtà esterna, la conflittualità che spesso si determina tra l'io e il mondo esterno.

In questa raccolta l'autrice opera una sintesi, non solo stilistica (versi brevi, densi di significato, termini essenziali, eliminazione del superfluo per arrivare all'essenza), ma anche contenutistica (rapporto realtà/sovrannaturale, emotivo/psicologico) Si assiste ad una purificazione della poesia, che consiste nel gettar via gli "impedimenti", per evidenziare i poteri di suggestione, i "fluidi" spirituali emanati della natura, per arrivare all'io profondo e smuovere le zone più oscure dello spirito.

In quest'opera troviamo superate situazioni talvolta drammatiche e conflittuali presenti nelle sue raccolte precedenti, qui tutto si riappacifica nella consapevolezza di una continuità tra "materia" e "spirito" che si "riassumono", si integrano, si specchiano "pozzanghera/infinito"

Innanzitutto la descrizione del paesaggio è di tipo pittorico "balze di luce" "fuga di vigne" "un ricordo d'azzurro/tra il vuoto dei rami"; così come il colore determina le cose, qui la parola, il verbo, crea la realtà, intesa come "corrispondenza" tra materia e spirito, perché nasce e si determina dall"'humus", che è fonte vitale di tutti gli esseri.

La percezione della natura, sfrondata dal pittoresco, dal superfluo, dall'accidentale, raggiunge la sua più alta potenza, rappresenta la fusione tra materia e spirito.

I movimenti del paesaggio sono come sentiti dall'interno, le immagini sono prese dalla polvere del sensibile, non hanno il compito di descrivere gli oggetti esterni, ma di illuminare le intime emozioni.

Si crea quindi una stretta relazione tra mondo fisico e spirituale, a dimostrazione che tutto il visibile riposa sull'invisibile, l'intelligibile sull'incomprensibile, il "conosciuto" sullo "sconosciuto". Perché l'anima, per la sua origine e per il suo destino, non trova la sua vera patria se non nell'aldilà spirituale dove si immerge la natura.

Le parole, attraverso suggestioni simboliste, sono le "pietre", materiale di costruzione del rapporto tra uomo e natura "povera pietra tra povere pietre" "soltanto colonne in rovina/tra ciuffi odorosi di malva" "ancorato alla Verna/il silenzio dei mistici pz.

Missione della poesia è quindi di aprire una "finestra" su quell'altro mondo per permettere all'io di superare i propri confini e dilatarsi fino all'infinito. Rivelare, nell'attimo creativo, la comune essenza, svelare i legami segreti, sconosciuti alla scienza, al razionale, ma chiari all'intuizione poetica.

Il paesaggio così si umanizza "tremano di paura i rami" "libertà delle sue alt' "assorto/nell'oscurità lucente/un profilo di monte", mentre l'osservatore si identifica con la natura "nel fiore piegato dal vento/tutta la fatica del vivere" "come mi riconosco/nei suoi petali sparsi" fino a raggiunge un'unità tra materia e spirito "una striscia di terra che fugge/dentro misteriosi silenzi", "tutto può cambiare/tutto è immobile", "il misterioso mare/ha in sé il sole e la luna".

L'autrice entra così dentro il paesaggio, fino a raggiungere il paesaggio dell'anima.

S. Martino B.A., 25 giugno 2017