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Nel delta della vita

Lo scrittore e critico letterario napoletano Raffaele Piazza ci offre, per i tipi di Guido Miano Editore, queste cinquanta liriche intitolate Nel delta della vita: una sola ha un titolo, la prima, ed è Prologo; le altre sono semplicemente numerate da 1 a 49; ma l’Editore (che come sempre propone, in appendice, un’utilissima bio-bibliografia dell’autore) ha pensato bene di mettere nell’indice non il solo numero, ma il verso iniziale di ogni lirica, a mo’ di titolo, per non spaesare il lettore.

In queste poesie appaiono due costanti presenze femminili, l’amica drammaticamente perduta Mirta (alla cui memoria è dedicato il libro) e la sposa ed amante Selene, nominata fin dalla poesia n.1 e di cui alla n.7 dice, concludendo: «…/ Ti esponevi al sole sul balcone / attiravi sinuosa e sensuale sguardi / ma eri solo mia nella duale magia». Aspetto che ritorna, questo del “duale” con Selene, quasi a voler lasciar fuori il resto – che però incessantemente bussa alla porta della vita con il bagaglio dei ricordi e delle reminiscenze, anche letterarie, come in questa n.15 «All’ombra del cipresso / e del destino si apre la speranza / liberi nel nostro duale film privato / di vita nova e tutto resta uguale / al giorno della genesi per varcare / la soglia della speranza nel fascinoso / incantesimo di noi oltre la soglia / infinita e la felicità sono».

Il linguaggio è complesso pur se le singole parole sono semplici (tranne forse un paio), l’incedere del verso è frastagliato e fa frequente ricorso all’enjambement, con segni di interpunzione molto radi e ripetute congiunzioni “e” ad inizio verso; è emblematica la n.8: «La lezione imparata a memoria / collaboratore volontario / della cattedra e mi compiacevo / di me stesso nel silenzio vegetale / e giù nel quadriportico / c’era la vasca con il papiro / della rarità verde e centrale / per ritrovare delle cose il senso / e le ragazzine insegnavano / a tessere dei giorni l’ordito / pari a sacerdotesse di un culto / profano». Tutto ciò dà all’insieme un che di misteriosamente faticoso, come del resto faticosa è la vita («Avventura e viaggio è questa vita», inizia la n.2) ed anche il suo continuo paragone con la morte: «Ora sei cenere, Mirta, e potevi essere / felice come noi nel ristorante dei vivi / in soave connivenza a giocare / a Una donna per amico» (n.5).

Così pare che il filo del discorso che si dipana tra i versi di Raffaele Piazza resti sospeso all’infinito, come nella mai doma ansia di cercare il senso del tutto: «Ansia incessante a stellarmi / perché una è la vita: / oh mezzanotte dell’incantesimo / inverso da quello di Cenerentola, / incantesimo il mio di pienezza / e gioia. E si logora il tempo / in attimi di non tempo» (n.32). Attimi nei quali si annida, però, anche la speranza, che nei piccoli dettagli dei ricordi quotidiani è quasi come un preludio alla felicità, che talora pare così vicina: «Ti chiedo felicità, / Selene, e tu farfalla rosa di sorriso / mi restituisci e tutto resta pari a sé. / Si diradano le ombre e il fare leggero / dei tuoi scalza passi per la casa / e in prossimità del lago della pace / che nonostante tutto esiste» (n.23).

Una lettura che fa pensare, decisamente.

Recensione
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