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Il mio pensiero poetante

Della poesia di Veniero Scarselli si può dire che scende dalle zone intellettuali e dal palazzo del sentimento d'una esperienza piena di vita. Lungi dal paventare la morte, la affronta come problema esistenziale assieme all'altra categoria: il tempo. Negli scacchi ricorrenti della vita non ha mai perso il senso del dominare la situazione, nonostante il flusso alterno del divenire. Anche rivolgendosi ai "suoi pigri venticinque lettori", quando narra le avventure delle Regie Poste del Regno Italico, non si lascia sfuggire l'occasione di fare l'ironia nell'accudire "gli orologi". Come Carlo V, sul cui sconfinato impero non tramontava mai il sole, collezionista delle misure del tempo, l'orologio diventa emblema della caducità dei regni e della futilità di tanto schiocco vivere alla giornata.

Con tanti orologi (una collezione di orologi) il Protagonista intesse un incontro con il Creatore, quando avverte mio Dio senz'amore / e Te che con fucili di legno / d'una mente che muore d'inedia / volevo villanamente stanare / con l'ottusa arroganza del cacciatore”; quasi volesse dire che la misura del tempo sta nelle mani della trascendenza ove alberga l'eterno “continuo”, mentre l'uomo si affatica alla misura frazionata del tempo per distillare qualche frammento significativo. Dio sa resistere al chiacchiericcio umano, a quel fuggi fuggi di fronte a questa coscienza universale di richiamo ad una urgenza etica di valore universale.

Lo scandalo di Dio (secondo Romano Guardini) non avviene quasi mai direttamente contro Dio, ma avverso le cose sante, i profeti, le persone buone nella pietà del vivere una vita onesta. L'uomo sa mostrare solo strumenti / meccanici e caduchi della ragione / per il trionfo della nostra superbia, poiché la morte è dietro l'angolo a sottolineare il nostro limite temporale invalicabile. La situazione precaria è quella della caducità nella inconsistenza antropologica. Per Scarselli ii "Peccato Originario" è a meta "sacro" e a meta "cloaca", "carne viva" e male puro, infisso nei meandri della nostra tenebrosa e luminosa anima, come una benedizione e come una maledizione.

Nel poema Genesis un brivido attraversa la terra, i fumi maleodoranti e "spaventosi" invadono il suo cuore. L'uomo scopre allora la pietra della distinzione fondamentale, il discorso del metodo, da cui si disvela la distinzione tra ciò che è bonum e ciò che porta il marchio del deturpato. La scienza del Bene e del Male indica ove sta il positivo e ove il negativo. "Il Peccato Originario" costituisce anche la discriminante della scienza poetica, o meglio della leggiadria dell'arte poetica, quale segreto di costruire il bello gradevole agli occhi e di come riscattare il male tra le nostre fragili mani. Al di là di ogni metafora, emblema di un punto di riferimento esistenziale, Scarselli si presenta con le carte in regola nel suo dettato poetico: una originale poetica con ideali classici aggiornati - senza orpelli di intellettualismi - per far gustare dei versi sempre deliziosi e pregnanti. Nella visione della vita che emerge, egli si domanda rivolgendosi a Dio: Ma chi sei veramente / forse il sopruso della morte? / o piuttosto il sopruso della vita?" (da Eretiche grida - Manoscritto rinvenuto in una grotta del Monte Athos). Avvolto da un'ombra di melanconia il suo verso scorrevole nasconde il grande mistero dell'uomo, qui si ferma in silenzio anche l'artista baciato dalle Muse.

Recensione
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