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Cos’è il sapore poetico per il poeta di Mistretta, della provincia di Messina, Filippo Giordano? Rifacendosi ad una nota frase del Vangelo Il sale della terra, egli ha voluto infondere al suo corpus di poesie un gusto antico e da qui un retro sapore che resta permanente come testimonianza dell’evoluzione dell’uomo attraverso i secoli e i millenni. Sono state le “Generazioni” a formare l’umanità e poi “a valle, lieve scivolando, | ci sorprende il sangue degli avi | che dal cieuso nero trasuda | quando tendi la mano al passato”. Il poeta Giordano è andato a cercare il suo sale della terra, al di là del significato stesso della frase che fu pronunziata da Gesù rivolgendosi agli apostoli –nel discorso della montagna- sottolineando l’importanza del loro compito di seguaci di Cristo. Nel sale della terra rientra il fuoco come una delle prime scoperte dell’uomo preistorico che doveva combattere contro il buio totale, il freddo, la solitudine di un pianeta ancora da popolarsi e, non tenendo conto del mito del fuoco rubato da Prometeo agli dei per donarlo agli uomini, Filippo Giordano così ha commemorato in versi quell’evento incommensurabile:

Nel tempo sospeso nell’oblio
chissà se discese col fulmine
il pensiero adamantino
oppure con la lava di un vulcano
o fu il cozzare di due pietre
che dagli sterpi
alzò la luce del fuoco
che dischiuse l’homo dalla notte.
Il vento e la pioggia spensero
il primo calore, la luce
delle vampe dai visi del branco.
Ma, dentro lo sconforto,
aveva già fatto nido
la fiamma del sapere.

Questo avvenne nel periodo del paleolitico quando i primi uomini cominciavano a lavorare la pietra, ad intraprendere la prima forma d’arte e ad avere il rispetto per i morti, al cospetto della calda luce del fuoco. Poi, nacquero le arti e con esse il sapere, le teorie, i lunghi discorsi elucubrati da persone d’alto intelletto come i filosofi. E’ meraviglioso rileggere in versi il profilo evolutivo dell’uomo che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo, ha appreso sempre di più dilazionando le sue possibilità creative per un futuro confortato dalla presenza di ulteriore progresso da regalare alle generazioni successive. Con “immensa neve” si conclude la silloge, o meglio i versi del Giordano riposeranno sotto la coltre bianca della neve in attesa di nuove scoperte, di altre primavere per l’umanità che ha da poco varcato il terzo millennio e tutt’ora si pone innumerevoli domande a cui non si possono dare risposte certe, anche in base alla limitatezza della mente umana di fronte alle grandezze del creato.

Recensione
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