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«Lo stile della scrittrice Alessandra Santini si contraddistingue dagli altri racconti gialli e del genere poliziesco perché nel finale ella ridona quella serenità che magari nessuno più si aspettava. E’ uno stile narrativo che incorpora l’arte con l’esoterismo, il bisogno di andare fino in fondo all’evento per scoprire la verità, prima della quale fanno capolino anche le tradizioni popolari, le abitudini dei personaggi e soprattutto il mistero legato alla scomparsa di qualcuno.

In La tredicesima luna la trama è incentrata sulla festa popolare, di origine americana, di Halloween, dove i bambini si divertono a formulare la fatidica domanda “Dolcetto o scherzetto?” Ma l’autrice supera questa fase del divertimento specialmente infantile e adolescenziale, per impostare il racconto in modo da intrattenere nell’incertezza il lettore fino all’ultima pagina del libro. Infatti nella notte più magica dell’anno, costellata da fenomeni perlopiù creati dall’immaginazione collettiva, Amelia − di undici anni − viene ingoiata dal nulla a pochi passi dai suoi amichetti. Un accadimento che porterà un fotoreporter, Enrico, a cimentarsi nell’impresa del detective, anche sulle tracce del suo amico scomparso nella stessa zona qualche anno prima.

Amelia, Enrico, la mamma di Amelia, il pittore della tredicesima luna dipinta la notte della scomparsa della bambina, considerata la sua giovane musa, sono tutti i personaggi che l’autrice ha voluto accomunare sotto il simbolo rappresentativo e mutevole della luna. Siamo a Cerveteri, terra anche degli Etruschi che qui costruirono, o meglio scavarono le loro necropoli, tombe sotterranee dette anche tholos, con le pareti dipinte e il corredo funerario sulla falsa riga degli antichi Egizi. L’arte etrusca è stata soprattutto considerata aclassica e il mistero dell’origine di questo popolo si mescola perfettamente con la trama della Santini, che ha voluto questa ambientazione per svolgere il suo racconto. Tracce del Grande Sabba su uno spiazzo con un braciere nella notte più famigerata e satura di credenze che nemmeno si possono reiterare, fanno da sfondo alla tragicità della particolare storia e intanto si fanno mille ipotesi. Prima il pittore messo agli arresti, poi la madre di Amelia accusata dell’omicidio di una donna da lei stessa sospettata della sparizione della figlia; insomma equivoci che si risolveranno alla ricomparsa inaspettata della bambina.

“Amelia tornò silenziosa e intontita. E nessuno seppe spiegare il mistero della sua scomparsa, né mai, forse, sarebbe riuscito a farlo. A volte non esistono spiegazioni logiche agli eventi. A volte le cose succedono e basta, e le domande sono destinate a rimanere senza risposta” (a pag. 31).

Il lieto fine si è riconfermato nella creatività letteraria della Santini che, necessariamente, ha ricomposto ciò che precedentemente ed incomprensibilmente si era, tra i personaggi, leso.»

Recensione
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