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Inquietudine metafisica nella poesia di Ferdinando Banchini

Una profonda tensione provoca "Oscillazioni" trai due punti che la collocano verso il basso dell'angoscia,,'verso l'alto della speranza. Il vuoto, la solitudine, il grigiore del quotidiano, la violenza in più modi perpetrata contro se stessi e l'altro sono eventi che precipitano; la bellezza, l'amore, la fede, però, innalzano e creano spazio all'attesa.

La poesia di Ferdinando Banchini scinde il lettore e lo strazia fra opposti sentimenti. Ed è quello che vuole l'autore, che non risparmia strumenti ed accorgimenti formali per raccontare questo dissidio e travasarlo, a cominciare dalle numerosissime spezzature che caratterizzano i versi di Oscillazioni (prima delle tre sezioni in cui si divide la raccolta di poesie riunite sotto il titolo "Attese") simulando l'accoratezza del singhiozzo.

E tuttavia mai s'accampa il buio: segni fugaci, luccichii, la vela protesa dell'azzurro, arpe di luci fanno sperare nell'evento miracoloso di sgomento e di fiamma. Guardando le nubi, alle quali dedica una delle più belle liriche della sezione. che mutano e si dilatano e si aprono nell'incorrotta chiarità infinita, l'autore immagina si apra un varco, tra la dimensione illusoria della vita e quella vera e sconosciuta dell'altrove, attraverso il quale possano irrompere l'ali degli angeli, i mediatori per eccellenza tra l'umano e il divino. Poiché, di fatto, è dall'irrisolta armonia dell'elemento terreno e di quello spirituale che si origina la tensione dell'uomo, in particolare, aggiungo, dell'uomo occidentale, sul quale la storia del pensiero ha operato tale spezzatura.

Ora uno dei compiti del poeta Banchini, come di molti altri che rinunciano al proposito di trasformare la propria arte in uno specchio inerte, è proprio quello di ricreare l'armonia, facendo in modo che il barlume, come egli stesso scrive nelle brevi note introduttive premesse alle varie sezioni, divenga luce piena.

Ed ecco la sezione seconda, che ha lo stesso titolo della raccolta, cioè Attese, dove sembra che il poeta, pur rimanendo nell'ambito dello stessa quotidianità, che aveva Ispirato le poesie precedenti, la rilegga con occhi nuovi, cogliendone quei segnali di salvezza che la redimono e la sacralizzano, specie l'amore e la bellezza, copie forse, platonicamente filosofando, degli archetipi che s'assidono nei cieli, ma pur sempre nostre compagne di viaggio e di speranza.

Il discorso si amplia, adesso, scegliendo la forma di cinque brevi prose, in cui l'autore incontra francescanamente le creature in e con spirito, d'amore, sentendole tutte partecipi dello stesso destino: la ragazza incontrata sempre allo stessa ora sull'autobus. i gatti. dei signori che disput.ulo di bellezze architettoniche, una vecchietta solitaria, prossima all'uscita dal mondo: tutti messaggeri, tutti tramiti di conoscenza.

L'ultima prosa, però. ha caratteristiche di forma e contenuto che la isolano all'interno del libro, certo volutamente e, dunque, è necessario stare attenti e cogliere il messaggio ultimo dell'autore: è un racconto surreale, a forti connotazioni simboliche, dove il protagonista, senza nome, certo, poiché è ciascuno di noi, ha dilapidato, come il figliol prodigo della parabola evangelica tutti i suoi beni: la fede, l'amore. la bellezza, e infine ritorna alla sua vecchia casa e là ritrova la sua immagine che, dopo un'immersione nel nuovo battesimo dell'acqua, ritorna trasparente e leggera. Così egli muore, pacificato, dopo avere incontrato se stesso.

Alcuni temi di Attese (la città di Roma, l'arte, la bellezza, la natura) ritornano in un altro breve testo, "Multiforme bellezza ", pubblicato, come leggo, quale supplemento della rivista Il Croco.

Le prime poesie sono dedicate a sei opere architettoniche del grande artista Borromini che attribuì valori simbolici ed etici alla sua arte, tesa, drammatica, alla ricerca di sensi sovrapposti. Banchini, evidentemente, ne subisce il fascino e tenta di trasportare quel linguaggio architettonico in linguaggio poetico, ricreando con le parole chiaroscuri e tensioni, movimento e ritrni: la pietra si dissolve doppiamente in luce e musica. Quattro brevi poesie, di quattro versi ciascuna in endecasillabi, alternanti rime, colgono in Quartetto, come commenta T. Zaninetti, piccoli quadri serrati in cornici da mani soccorrevoli, che vogliono preservare dall'usura del tempo i gioielli sfavillanti dei sentimenti e amorevolmente incastonarli al cuore. "Dolce Terra" raccoglie, infine, undici poesie che mi sembrano riassumere quelle delle prime due sezioni, non solo perché una "Che tra i mandorli in fiore" ritorna ancora alla Roma del Borromini, ma anche perché la bellezza offerta dalla Madre Terra, argomento delle quattro quartine precedenti, assume nella descrizione dell'autore una solennità e un'opulenza di forme da richiamare certi motivi ornamentali dell' arte barocca.

Se si prende in esame la poesia che così ha inizio: "Gioia dei frutti lucenti", quello che attrae l'attenzione della lettura è la volumetria dei frutti, globi d'oro e d'ambrosia, (...) simili a carne di donna e per di più affollati in fruttiere a mucchi, a piramidi, a ciocche, che li trasforma in composizioni architettoniche.

In questa sezione spira anche una certa sensualità d'abbandono alle meraviglie dei sensi, una sorta d'ebbrezza dionisiaca, sottolineata da ritmi veloci, da rime dolci, dal prevalere di suoni di gaiezza, come in "Opulenza di grappoli", da allitterazioni e sillabi cantanti come e il mare ride di un riso di perla in "L'estate augusta regna"... Quasi direi un senso pagano della vita, quasi, perché Banchini nel testo che chiude il piccolo libro nella sua "Contropreghiera ", chiede a Dio, non dimenticato, di potere aderire al mondo in un illuso abbandono, cosciente che qui ed ora si consuma l'avventura terrena dell'uomo.

Quella di Ferdinando Banchini è una poesia stilisticamente composta, che appunto nella misura e nella ripetizione del ritmo vuole arginare i contenuti spesso drammatici dell'ispirazione; i modelli sono senz'altro i grandi della letteratura italiana con la loro alta lezione di equilibrio e di ricerca formale, le soluzioni senza dubbio personali; l'esercizio della scrittura seria, finalizzata ad un intento etico-estetico molto profondo.

Recensione
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