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La calma misura del cuore si fa canto che descrive, dentro una musicalità spesso classica del verso, la storia dei primordi come quella attuale, sottolineando, con intimo spirito religioso, il cuneo di luce che divide in due il cammino dell’uomo verso e dalla nascita del Cristo. Da questo sguardo nasce la giustificazione di ogni evento, a cominciare dalla lontana preistoria fino alle più recenti scoperte, trovando i suoi simboli negli archetipi viscerali del fuoco e dell’acqua, anche questi letti religiosamente, significando il primo l’ardore dello Spirito, il secondo la purificazione. La parola, che insieme al tempo è tema portante della breve silloge, (titoli come La parola, La scrittura, Il canto, La poesia, Parola di Gesù ne sono chiara testimonianza), come pure sottolinea il critico Giorgio Bárberi Squarotti, è strumento messo al servizio della verità, donata alla famiglia umana affinché come acqua di misericordia plachi il timore del morire. Il Verbo creante dell’origine, echeggiato nel tempo dalle bocche colme di spirito, traccia cerchi sempre crescenti d’armonia. La grazia e l’eleganza del dire, le descrizioni minute e pittoriche, i colori vividi (le cento rose rosse, le mille verdi foglioline, le diecimila piccole foglie gialle delle ginestre, elencate in un crescendo numerico in cui scoppia la gioia visiva) inseriscono questa poesia in quella linea mediterranea che è insieme custode e rinnovatrice dei valori più nobili della letteratura.

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