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Nel cerchio delle cose, la recente opera del. medico poeta Giovanni Chiellino sembra spingere oltre il suo discorso già iniziato con Dedalus, perché dopo l'indagine interiore e labirintica del viaggio verso il sole, forzando la geometria, cioè la perfezione matematica, desidera penetrare nel mistero dell'io, con un viaggio interiore al quale partenze e arrivi, come sottolineato dalla cara amica e critico Liana De Luca, metaforizzando il mito della circolarità e perché no, rileggendo poeticamente Vico.

La struttura del libro quadrata per la presenza di quattro lati o sezioni, di cui due convergenti nel titolo esposto "al quadrato", sembra geometricamente lontana dalla figura del cerchio. In realtà perimetra un'area che si rende circolare all'interno del quadrato, quasi un ring in pagina, entro il quale disporre versi, parole, periodi, strofe come raggi, ogni raggio aperto al "p" greco, con il quale calcolare l'area della sfera, la sfera dei sentimenti, della scoperta, della- soluzione visiva e speculare delle "cose", non più inanimate, ma cerchiate come da evidenziatore in rosso, sulle parole che contano di un diario segreto, privato, pubblico, intimista e sociale, sempre altamente spinto ai vertici della poesia. Capire gli oggetti, significa ammantarli dell'umanità che noi siamo in grado di infondere e lasciare ad essi i1 senso della memoria, la sublimazione della concettualità riferita alla reiterazione tra la vita e "le cose" che la raccontano.

La poesia di Chiellino, sempre aperta a soluzioni figurative, pregne di visionaria dilatazione dei sensi, entro altri moltiplicativi significati, che arricchiscono la parola, sfuggono sempre ogni pericolosità didascalica e si armonizzano per aderire alla moderna capacità della parola di superare la consunzione del parlato e del gergale e divenire proposta di un nuovo umanesimo, una nuova predisposizione al viaggio interiore.

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