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La vita che dà spettacolo di sé, nell'apprendere le costanti del quotidiano "diverso" e sempre uguale della liturgia preparatoria, dal testo, alla scena, alla regia, ai costumi e via dicendo, misura di scelta, procede per sezioni, per personaggi, per scansioni di scena, "endecasillabica", nel finale tra "cronaca di una storia vera" e l'utopia "del sogno e il suo possibile" (infinito se si accoglie la tesi di Musil).

Ogni azione genera sequenze e analogie, conseguenziali ipotesi che la vita spettacolarizza e lo spettacolo ri-vitalizza.

Liliana Ugolini per la Campanotto Editore licenza alle stampe, prima che alla ribalta, i suoi versi teatrali, quasi che "americane e cantinelle" diventano le linee guida della sua scrittura su tavola, in un crescendo a suo dire asettico nella regia di pagina, per aprirsi alle invenzioni ricreative della regia in scena.

La poesia che si fa teatro, non solo come teatro di poesia, ma come parola drammaturgica di alta levatura, di profilo lirico, di metascrittura in un contesto che sulla lezione di Carmelo Bene, abbia bandita la rappresentazione e giochi a mettere fuori scena la poesia-spettacolo, evidenzia e nasconde l'autore, coinvolto nella operazione dinamica dell'intera azione e si prepari alla seconda parte, su quel "palcoscenico" che ne accolga la lettura e l'evento nel corpo dell'attore (come sostiene giustamente Sanguineti).

Qui i personaggi orchestrati drammaturgicamente tra mito e letteratura, nel dominio della ribalta si incontrano, quali prototipi universali di misteri legati alla vita e assurgono ad emblema, nelle pieghe interiori dell'attrice che li veste ora Ecuba, ora Andromaca, ora Ifigenia, ora Coro, ora Lady Macbeth (personaggio chiave della mia vita, avendo mia figlia Barbara Amodio interpretato il ruolo a soli 11 anni con Cosimo Cinieri al Teatro Argentina di Roma), ora Euridice, ora Penelope (nell'evocazione anche della Molly di Joyce).

Per gli applausi provvede con grande merito Maria Pia Moschini, che firma anche la post-fazione.

La scrittura della Ugolini, densa, nei suoi segmenti armonici che dispiegano in pagina i versi a sponde, quando ristrette a sinistra, quando fluviali a destra e viceversa (costruzione sincopata che reca in sé una evidente regia letteraria, prima della prima teatrale), fornisce valide occasioni sperimentali, al bando della banalità e con la riproposta di personaggi completamente innovativi rispetto all'archetipo.

Recensione
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