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Come un ramo sull’acqua

Inizia in media res il nuovo romanzo di Antonella Cosentino, “Come un ramo sull’acqua” vincitore del Premio Todaro – Faranda 2016. Comincia dal punto in cui Marta, la protagonista del libro, sembra arrendersi come se quella sua forza di volontà e capacità istintiva di “fare” si fosse dissolta nel nulla.

Dopo l’appassionata e appassionante storia raccontata “Dalla mia finestra si vedeva il mare – Vertigo 2013”, A. Cosentino si presenta con un libro forse ancora più coinvolgente, raccontato con una forza narrativa che coinvolge il lettore fin dalla prima pagine.

“Quando Marta tentò di suicidarsi gettandosi dalla terrazza condominiale, Laura aveva circa otto anni e mezzo, due treccine scure che le cadevano ordinatamente ai lati del viso e una frangia che le mangiava la fronte fino alle sopracciglia.”

Al centro ci sono due figure: una persona adulta di cui l’autrice non dice altro e quella di una bambina i cui tratti somatici sono come una fotografia. Nelle due pagine successive l’autrice aggiunge altri particolari e altri personaggi che portano a conoscere come, quando e il perché della storia raccontata.

Il ventennio fascista nella città di Bologna e il suo epilogo è qui narrato attraverso le parole della cosiddetta borghesia, quella degli uomini d’affari che avevano creduto nel fascismo, o erano riusciti in qualche modo a restarne ai margini se non addirittura fuori. E si parla tanto delle donne, centro della famiglia, che seguendo la scia dei mariti, credevano nelle mire espansionistiche del Duce “con le terre d’Africa”, si adeguavano in qualche modo a tempi nuovi pieni di promesse e di temporali nascosti. Erano protagoniste anche nei piccoli ruoli che avevano all’interno degli ambienti dove vivevano e operavano.

Intrecci di famiglie, sottili astuzie femminili e arte della sopravivenza si rivelano vincenti in situazioni tendenti, a volte, a rasentare lo scandalo data la mentalità del tempi. Un lungo racconto corale con una molteplicità dei personaggi: voci, colori e odori.

La città e la campagna, i protagonisti, i comprimari, le figure di passaggio, tutto descritto ‘visivamente’; la storia sembra così svolgersi attraverso la concatenazione di una serie di fotogrammi collegati con sapienza come gli atti di una commedia.

I protagonisti della vicenda sono Marta e una ricca famiglia bolognese, i Guidetti, presso la quale è stata mandata “a servire”, ancora bambina. Oltre a marito e moglie, ci sono tre figlie e un figlio, Gianpiero, comunista in dissidio con il padre, e le persone di servizio che, in qualche modo, diventano come persone di famiglia e non solo per anzianità lavorativa.

“Tra Marta e Gianpiero divampa un amore forte e segreto. Lui, però, che è passato a concrete azioni di opposizione al regime, scompare all'improvviso. Marta, che si accorge di essere incinta, non rivelerà mai a nessuno la vera identità della sua piccola. Ci vorranno otto anni perché il mistero della scomparsa di Gianpiero venga alla luce; nel frattempo la vita dei Guidetti subirà radicali cambiamenti e si intreccerà a quella di molti altri personaggi.”

Laura è la figlia di questo amore infinito che Marta non può dichiarare pubblicamente. Tante sono le vicissitudini che incontra nel suo vivere; da bambina analfabeta e poi serva, grazie alla sue capacità ingegnose unite a una grande forza di volontà e intraprendenza riesce a conquistarsi una propria attività, ad avere una casa e il rispetto delle persone, a prendersi cura di Laura, la sua bambina. Nonostante questo, arriva un momento in cui qualcosa si rompe e Marta la troviamo, appunto, su una terrazza condominiale e non per ammirare il panorama. Un storia struggente, una della tante che hanno costellato anni di disorientamento nel popolo italiano.

Le figure si muovono su questo immenso palcoscenico, si incrociano, si sfiorano, si lasciano e si riprendono. Questi personaggi si aiutano nelle difficoltà compresi coloro che, nel contesto del racconto, occupano solo un piccolo spazio perché Cosentino propone, ognuno di loro, risaltandone le caratteristiche fisiche e caratteriali, le posture, gli abiti, i luoghi. In altri termini ci racconta la storia attraverso “le storie” di questa famiglia e di coloro che ruotano attorno: quelle dell’Italia nella seconda guerra mondiale.

È anche un racconto di grandi sentimenti, della tipica bolognesità di alcuni personaggi, del senso dell’amicizia che porta a unire le forze degli uni con gli altri per uscire dalle difficoltà dovute a quel ventennio doloroso e vergognoso.

Regista attenta anche nei dettagli, trasmette la sua emozione partecipe, “il fiato sospeso” nei momenti di pericolo di ogni ognuno, protagonista e non. Non manca l’ironia insita nel “gergo” bolognese vista soprattutto nel linguaggio di Emilio, capofamiglia, non sempre tollerante con la moglie Aurelia.

Ogni capitolo, eccetto il primo, inizia con una o due date nel cui intervallo storia famigliare e storia d’Italia continuano ad intrecciarsi in sorta di balletto dove il ritmo cambia velocità in un’altalena di emozioni, di curiosità di sapere cosa e come avverrà il dopo.

Un bel libro, un scrittura priva di sdolcinature ma che, nello stesso tempo, rende complice il lettore della contenuta commozione trasmessa attraverso ogni “attore” qui descritto.

Recensione
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