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Copritevi gli occhi

“Rocco diede una scossa al Carlino per raddrizzare le pagine e leggere meglio. Anche in quella rapina, accidenti, c’era scappato il morto.

Bologna da un po’ di anni s’era rotta di cultura, torri, tortellini e tette per diventare sempre più violenta. Un gesto di troppo e ti bucavano la pancia.”

Sei righe per fornire un quadro sintetico di ciò che ci racconterà questa storia: il nome del probabile investigatore e narratore che indagherà sulla morte di una persona avvenuta, pare, nel corso di un rapina nella città di Bologna. Tutto con una scrittura veloce e priva di fronzoli.

Una storia che incuriosisce dal primo momento perché l’autrice, Vilfreda Perini, mostra quella capacità di dire e non dire che consente di mantenere la sospensione, l’attesa di ciò che avverrà, se avverrà. Novantaquattro pagine di attese, rimandi, forse soluzioni o altri rimandi.

Una storia scritta molto bene dove i personaggi sono delineati in modo da prestare il fianco a simpatiche ironie; i lati oscuri, la violenza di una morte vengono così alleggeriti consentendo al lettore una lettura più distensiva.

Vizi e virtù vengono a galla poco per volta ed è come aprire un insieme di scatole cinesi. Emergono nel corso dell’indagine dell’investigatore Rocco Palmisi, bolognese doc che non si capacita da dove qualcuno abbia pescato, per lui, quel nome che di bolognese non ha proprio nulla.

Vilfreda Perini è maestra nel descrivere nomi, luoghi, fatti e intrecci. E Bologna è sempre citata con un affetto, un continuo abbraccio alla sua città anche se conscia dei tanti chiaroscuri e ombre di varie dimensione che la popolano e non solo nella storia.

Appunto, la storia: la bella, ricca e non più giovanissima Matilde vuole ritrovare la giovane e deliziosa Silvia, scomparsa all’improvviso dalla sua villa sulle colline che circondano quel lato della città.

Rocco Palmisi con il suo istinto che sfugge, o tenta di farlo, alle indagini ufficiali di polizia indaga aiutato anche dalle intuizioni della bionda Mara, segretaria per necessità e con un fisico da schianto. Nella sua graziosa testolina però il cervello funziona inossidabile, rendendola sempre pronta ad incamerare novità, dubbi da valutare assieme ad atteggiamenti inconsueti da parte dei protagonisti della vicenda, parenti per anagrafe o per probabile futura acquisizione.

Tutto ciò inframmezzato da immagine di Bologna così nette e precise da dare la sensazione di toccare con mano.

Novantaquattro pagine godibilissime, scritte con scioltezza, ritmo, capacità di fare interagire al meglio gli attori di questo racconto.

“Aprì il finestrino, tirò una boccata d’aria e seguì il fumo che scappava verso l’alto. Grosse nuvole chiare si staccavano dal cielo scuro, e una stella, una sola, guardava giù.”

Questo è il primo romanzo a cui è seguito un secondo, “Le donne del Playboy” sempre con Albatros. Il terzo non è riuscita a terminarlo.

Recensione
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