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Io sono l’A-more

‘Io sono l’A-more opera della scrittrice e poetessa leccese Giovanna Politi è un libro indubbiamente interessante; stessa cosa dicasi del suo percorso letterario, come risulta dalla biografia posta all’interno del volume.

L’autrice fornisce un’immagine precisa del suo rapporto con la scrittura, che mantiene dall’adolescenza, e cioè una convivenza che è una sorta di sacro demone; un ottimo biglietto da visita perché, se manca qualcosa che ci viene da dentro, che lo si chiami talento o passione o demone, resta comunque l’ingrediente principale che ci porta a immaginare ciò che vorremmo raccontare, trasformare il reale in fantasia o il contrario. Giovanna ci mostra ampiamente questa capacità nel suo testo, dove racconta di una giovane donna sorda che, parlando della sua storia d’amore, ci porta a udire oltre, a percepire ciò che non è il sentire comune.

Si tratta di uno di quei testi che vanno letti con molta attenzione proprio per la ricchezza e la diversità dei contenuti: poesia, narrativa, due prefazioni, una postfazione, una sinossi all’interno del libro e sei pagine di biografia. In aggiunta ci sono 265 aforismi alcuni dei quali costituiscono il titolo dei capitoli e sono citati all’interno del testo.

Da non trascurare la copertina davvero intrigante, opera di Ludovico Chieffallo, dove in uno sfondo completamente buio, un fascio di luce si proietta sul mare, illumina la figura maschile che siede a riva voltata di spalle e, in particolare, i lobi delle sue orecchie. Ovvio che il pensiero vada alla coraggiosa protagonista della vicenda, Livia, le cui orecchie non hanno udito: lei è sorda, comunica con il linguaggio dei segni e si aiuta con il labiale.

La sordità, un argomento che Giovanna Politi tratta con delicatezza e competenza insieme nel muovere i fili che tracciano la trama di questa narrazione dove c’è anche tanta abilità nel tenere conto di quanto, e di come, gli altri sensi di cui disponiamo sopperiscono a quello mancante.

Altro aspetto piacevole è il coinvolgimento della famiglia, una presenza forte con la fotografia per Ludovico, il figlio, e la poesia per Lucrezia, la figlia, che arricchiscono ancora di più, caso mai fosse necessario, il contenuto del libro.

Si tratta di un romanzo di formazione che ci mostra la protagonista nell’avvicendarsi di gioie e di dolori; una giovane donna che acquisisce una maggiore consapevolezza attraverso ciò che di bello o di brutto deve affrontare. Ben tratteggiati i personaggi, visti anche come comparse, che ruotano intorno e completano o riempiono questa storia.

Il filo conduttore del libro è l’amore: quello per la madre, quello per il padre che emergerà in un secondo tempo. E ancora quello verso la nonna, il forte senso delle amicizia ma, soprattutto, l’amore totalizzante per Lorenzo, l’uomo che stravolgerà, coscientemente, la vita della protagonista

Resterà per molto tempo un amore clandestino, ma a lei questo poco importa, presa com’è dalla convinzione assoluta di stare vivendo, ricambiata, un amore unico fatto di passione, complicità, dedizione; di conseguenza, argomenta, non poteva essere altrettanto grande l’amore tra Lorenzo e la moglie. E questa donna avrà modi di conoscerla sotto una veste che porterà altri cambiamenti nella sua vita.

In un momento di difficoltà in ciò che parrebbe essere una straordinaria affinità elettiva, Livia sente il bisogno di riavvicinarsi al padre; la riscoperta di un legame che la porterà a conoscenza di verità nascoste complicate da accettare.

Altra particolarità del libro sono le domande che Giovanna Politi, attraverso la sua protagonista, si pone rivolgendosi al lettore, un tu lettore quasi ossessivo per la necessità di dare risposte che possono esserci solo dopo una significativa riflessione.

Un romanzo ricco di aggettivi e di metafore, il linguaggio a volte lirico, molti riferimenti a Lecce, la città di provenienza dell’autrice, al suo essere scrittrice, poetessa, e molto altro ancora.

Succederà qualcosa per cui Livia non sarà la ragazza irritata da un padre che, troppo tardi, vorrebbe esserlo, diventerà una donna che si guarda intorno, che prende coscienza in modo più responsabile del mondo che la circonda, non dimenticando però quello suo antico: la nonna, la Sicilia, il profumo dei limoni…

Avvincente fino all’ultima riga.

Recensione
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