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Natura morta

Incantamento, curiosità e stupore sono le sensazioni che mi accompagnano ad ogni lettura di un libro di Paolo Ruffilli, sia che si tratti di poesia o di narrativa.

Natura morta non fa eccezione. Ancora una volta ripeto che le mie impressioni sono da lettrice, sono frutto di emozioni, quella che ricevo dai suoi …filamenti lunghi | radiche e barbe nere | che pescano | nell’utero del tempo… dal verso breve, dalla parola che dilata in questo suo considerare le vicende del mondo. Non si smentisce il poeta con questa raccolta già arricchita con un prestigioso riconoscimento: il Poetry-Philosophy Award di New York.

Versi che richiedono attenzione perché sono analisi del vivere, della natura, del mondo dove camminiamo, mangiamo, espletiamo le funzioni fisiologiche. Quante volte ognuno di noi si è interrogato sul senso della vita? A me è successo anche leggendo questa raccolta. E per fare questo mi sono ripetutamente fermata per assaporare un verso, ma anche per rileggere e comprendere. E ancora per pormi domande non così usuali nel mio vivere; la meditazione è arrivata naturale.

Da essere pensante | ti si presenta all’evidenza | della tua coscienza | tutto il vuoto | che ti separa via | dal resto del mondo | ed è il pensiero | che si fa estraneo, | è il suo sentiero | a trascinarti verso l’alto | e da quel salto | spiccato verso il cielo | che subito ti afferra | non si ritorna giù | con i piedi per terra.

Le parole messe in fila che trasmettono il credo del poeta, un qualcosa che da assaporare come si fa con le cose buone. E lo si fa con dolcezza, con la voglia di andare oltre, accompagnati dalla musicalità del verso, altra caratteristica di Paolo Ruffilli, uno dei motivi per cui tendo a rileggere le sue poesie ad alta voce

In un continuo accostamento di opposti, del contrario di quanto presentato prima come vero, prosegue l’interrogarsi sulle cose, su frammenti del tutto mostrati appena e il saper ascoltare la voce di queste parole è, per me, soddisfare lo stupore “a pelle” che ho avvertito già dalla poesia in copertina: Emerge su dal fondo | esonda la parola | a rompere il silenzio | e pronunciare al mondo | ciò che si aspetta | ancora nell’assenza…

Poesie non sempre di immediata comprensione anche mi hanno trasmesso, d’istinto, un’emozione piena di stupore e di curiosità di capire. E così fino in fondo.

Non ha misura il | tempo, è sconfinato…ecco poesia come il tempo: sconfinata, più la si legge, più si allargano orizzonti di meditazione e di pensiero.

“Piccolo inventario delle cose notevoli”, la terza sezione della raccolta, secondo me raccoglie l’ironia lieve, un sottofondo di divertimento dentro le raccomandazioni e i consigli sul bere, il mangiare, il dormire, il quotidiano di persone non più ventenni che qualche riguardo verso il proprio corpo e stile di vita lo devono avere! Appare come un patriarca, divertito e pacioso, che consiglia se stesso prima di fornire ad altri le indicazioni del suo vivere. Fare poesia occupandosi di momenti intimi come le abluzioni mattutine, i movimenti del corpo per lavarsi, vestirsi e altro mi è piaciuto moltissimo anche perché arriva dopo il mio ragionare – riflettere – meditare; una leggerezza dosata come le indicazioni del poeta su quegli anni che, con appunto alcuni accorgimenti, possono essere vissuti in armonia e migliorare la qualità del personale quotidiano.

Una quarta sezione “Appunti di una ipotesi poetica”, racchiude questa bella raccolta, cioè bella più della altre belle. “Le cose mi parlano, ma non parlano per tutti…” scrive il poeta parlando del suo rapporto con la poesia e di ciò che rappresenta per lui e, poco più avanti, dice ancora: “… non scrivo poesie pensando al lettore…”, eppure è come se raccontasse se stesso, il suo modo di vedere e di pensare. Concordo che la poesia sia qualcosa di personale, l’espressione di un unico se pur condivisibile, ma Ruffilli regala qualcosa di più: l’opportunità di fermarsi sul ciò di cui parla in questa sezione magari sfogliando di nuovo le pagine poetiche e riscoprire qualcosa che è sfuggito perché questa poesia estensibile: più la si legge e più dilata mostrando altro e rinnovando il piacere della lettura.

Un libero pensiero espresso con un linguaggio alto, ma affascinante proprio per questo suo estendersi, spaziare dire e non dire in una sorta di ammiccamento, per me un dialogo muto tra me stessa e le parole messe sulla carta, l’ossessione musicale avvertita da Ruffilli che suona come una spirito guida che lo conduce nella scrittura del verso.

Ruffilli è il poeta, ma anche lo scrittore che mi avvince, che mi fa sorridere, che mi commuove. È il mio poeta di riferimento e questa raccolta, filosofia e pensiero espressa nei versi brevi e ritmici di sempre, non credo perché ultima, mi ha coinvolta maggiormente. Oppure in modo diverso?
Recensione
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