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Tenerezza

Tornano da scuola, li sento salire le scale, le voci che si incrociano, i suoni che ne rievocano altri lontani. Altri bambini, giochi e un tempo andato. Bambini che salutavano con un “ciao domani torni?” quando te ne andavi a fine turno e, quando tornavi, trovavi spesso un genitore in attesa sulla porta della ludoteca: il suo bambino, o bambina, era impaziente di giocare con te. Le loro paure mescolate a speranze coraggiose; mi abbracciavano i sorrisi, le frasi buffe e i loro progetti divertenti sui quali discutere, vedere come e quando realizzarli.

“Michele è innamorato.” mi aveva confidato un giorno sua madre mentre ci avviavamo verso la sua stanza.

Lui mi aveva accolto con un “sei in ritardo” mostrandomi il tabellone di non so quale gioco.

“È rotto, ma tu non preoccuparti perché il mio babbo lo giusta con il coch!

E mi aveva guardato con i suoi occhi fiduciosi. Teneva in mano un foglio di carta bianca posato su un vassoietto; iniziò a scrivere, da destra verso sinistra, quello che aveva borbottato essere un pensierino! Rigorosamente coprendo geroglifici strani con la mano libera.

Sua madre era andata nel cucinotto del reparto per bere un tazza di te in compagnia di altri genitori e io stavo lì, in attesa della sua attenzione! Poi, trattenendo il riso per quei segni incomprensibili, gli avevo chiesto di leggermeli, magari parlandomi in un orecchio così nessuno sentiva.

“Perché lo vuoi sapere? mi aveva domandato sospettoso.

“Perché mi piacerebbe condividere un segreto con te, che ne dici?” inventai lì per lì.

Sembrò convincersi e, tenendo la mano a conchiglia, mi sussurrò in un orecchio:

“Gli ho scritto: ti voglio tanto bene.”

Di nuovo aveva abbassato la testa riprendendo a scrivere.

“E ora cosa hai scritto?”

“Le mando un bacino, spero che lo accetti.”

Aveva piegato a modo suo il foglietto con la frase “segreta” e io avevo fatto il segno di giurin giuretta incrociando i due indici delle mani sulle labbra.

“Glielo spedisco. Il mio postino sarà l’infermiere Angelo.”

Ho sempre pensato che dei bambini ci si innamora e basta, di qualcuno più degli altri e Michele apparteneva a questo gruppo. Una volta mi disse di volermi tagliare a striscioline sottili, sottili. Poi cambiò idea perché ricostruirmi era dicifile. Poi le nostre vite smisero di incrociarsi.

Le voci e i suoni di quelle corsie sono lontani, Michele e gli altri mi tornano in mente. Non c’è un motivo ben preciso. Solo voci di bambini ma ora anche le scale di casa sono silenziose.

Dicembre 2018
Primo classificato
Concorso Federazione Malattie Rare Infantili 2019

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