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Protagonisti dei racconti di Luciano Nanni sono i luoghi: misteriosi, inquietanti, soffusi di nebbie che impediscono lo sguardo, malati di ragnatele, dall’umidità dell’ombra da cui scaturiscono melme in cui tutto sembra sprofondare.

Le ambientazioni sono diffuse, articolate in una precisione densa di dettagli: angoli bui, per lo più invernali dove le tenebre nascondono il mistero, l’altra identità del sé, irreale, perversa.

La raccolta è costituita da sessantacinque racconti, l’autore persegue lo scopo di pubblicarli tutti ed è il terzo volume, fino al 2008. Sono racconti di stile gotico, a volte incompiuti, a volte spezzati nella conclusione, in cui il sogno talvolta si frange in una carnalità dissacrante, di una realtà corporea, per poi ripiombare nell’abisso dell’ignoto, di un maleficio che nasce dall’entità dell’uomo.

 Non stanca leggerli, per lo più sono brevi, spezzati come si spezza un respiro nell’attimo in cui la vita finisce.

Sono scritti con una cura meticolosa nel linguaggio e nella forma, si avverte la formazione letteraria dell’autore, la sua consuetudine all’analisi critica, fin nel minimo dettaglio.

Sono tanti, ma non appagano del tutto,  come e l’autore non si pone il problema, scrive con intenti puramente letterari, se fosse definitivamente sconfitta la speranza, la luce che pure illumina la vita.

Mestre 20/07/2010

Recensione
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