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Nella collana 'diversoinverso' Enrico Pietrangeli pubblica la sua prima opera, ossimoro o disaccordo, dal titolo Di amore, di morte, con una nota introduttiva di Francesco De Girolamo. Ho voluto sottolineare, di proposito, il nome della collana perché la poesia di Pietrangeli (romano di appartenenza – 1961 – ma emigrante, per scelta, tra Spagna, Francia, Belgio, Senegal...) è proprio diversa in quanto, di-verso-in-verso, chiaro traspare il suo impegno sociale-esistenziale all'interno di una natura sapiente e originale del linguaggio. Gino Scartaghiande parla di "terra d'innocenza" e De Girolamo, nell'introduzione, dichiara che "l'originalità dello stile si manifesta proprio nella dissimulazione del lavoro sul linguaggio". Siamo d'accordo, ma di cosa parla il poeta Pietrangeli? Di amore e di morte tutta la letteratura del mondo ne è piena e anche la poesia! Enrico Pietrangeli si salva perchè la sua metafora della vita è tutta concentrata tra l'essere e il trascendere, la realtà e il mistero, il sentimento pazzo del tempo e la maledizione della poesia (Baudelaire e Corbière, principalmente): "È un lago fondo e chiaro | d'impeccabile innocenza nobile e azzurra vi scorre | pupilla senza più ragione | diritta scorge e solca | remoti labirinti d'animo, ignudi vermi che siamo | ci voltiamo ignorandolo". un poeta cresciuto dopo il '68, senza illusioni senza frustrazioni. La sua poesia si identifica con passaggi delle generazioni dell'ultimo '900 ma senza nostalgie, anzi con rabbia per il continuo disperdersi nell'ignoto dell'umane genti se ancor adesso: "È l'era dei mercanti | che infestano ogni tempio. | Più non risplenda altr 'oro | se non il padre nostro | primogenito   sperma   solare. | Dell 'eterno tempio del cuore | incombe su di noi sacerdozio".

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