|
| |
“Perciò si abbandona al suo destino | prima che il giorno si
faccia cosciente: | in quell’ora di luce senza ombre | nel silenzio, dormono
anche i rimorsi”., ecco, di rimando la metaforica “polemologia metafisica” di un
poeta che non sa e non vuole ignorare la lotta per la vita perché ci vive dentro
con la passione e tutta la partecipazione di un uomo e di un poeta “uscito...
dal limbo del sonno dei bruti”. Francesco Mandrino ne I bordi della notte dimostra tutta la capacità e la raffinata espressione
dell’essere tra poesia e uomo, tra sogno e realtà. E’ poesia vivace con le
allegorie e le metafore che hanno l’ebbrezza del risveglio improvviso nella
sofferenza come nella gioia del vivere. E dove è sempre attenta la misura della
coscienza, da verso a verso, per salvaguardarsi dalla “anestesia delle memorie |
nei rifugi notturni” perché “mentre i predatori | cercano coraggio nel proprio
branco” la vita non sia sepolta nell’oblio.
| |
 |
Recensione |
|
I bordi della notte
|
|
poesia
|
|
| Autori |
| • | Francesco Mandrino |
|
Edizione:
Edizioni Tracce
Pescara 1992 |
|
| Prefazione di Andrea Venzi - pp. 39 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
L’Ortica nr.2/1993
|
|