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[...] Lucio Zinna, nato nel 1938 a Mazara del Vallo (paese natio anche di Rolando Certa), vive e opera a Palermo dove dirige la rivista letteraria ‘Arenaria’. La Casarca è una delle sue ultime opere poetiche uscita nella finissima veste editoriale della nuova collana ‘La mansarda dell’Olivella’ della ormai nota editrice “La Centona” di Palermo. È suddivisa in tre parti: La campana del coprifuoco, Polaroid, La Casarca. A prima vista sembrerebbe una solita plaquette poetica (e di norma, queste, sono sempre delle ottime sorprese). Ma da buon vulcanico mediterraneo Lucio Zinna deve possedere senz’altro qualche effervescenza particolare in più se in 52 pagine (che diventano poi solo trenta testuali se vengon tolti titoli, dediche, spazi, intervalli...) riesce a dire (a cantare) quello che un buon lestofante di saggistica non riuscirebbe a raccontare in mille pagine: !e storia di cent’anni di vita, e a dire poi di “giorni di biondo miele | e di nero veleno”. Zinna non rimpiange una Palermo da ‘Fieravecchia’ o da ‘Gioiamia’ ma gli basterebbero “i giorni della gioia | e i giorni del dolore | i giorni dell’ira | e quelli del tremore” e nient’altro, perché, per il resto “le parole sono una gran fonte | di malintesi”. E allora la seconda campata è una Polaroid: “poesie nate in luoghi meno adatti e fissate dove capita”, il succo della vita con la sua coscienza, insomma, come gli scontrini fiscali, o gli involucri del dopobarba sui quali registrare con la biro o la matita l’istantaneità dei propri aforismi umorali. Per esempio ‘Savonarola’: Fra’ Gerolamo | era piagnone | e ruppe le spalle | ai palleschi.| − Al rogo questi | al rogo quelli − | ebbe in pugno | una città | tenne alti i crocifissi | e le pire. | Finì sul rogo | e fu il minimo | che gli potesse | accadere. | (I falegnami | lo ricordano | per un certo tipo | di sedie).”. Ma l’arca (o la casa dell’arca=casarca, come nel titolo) è luogo metaforico fisico della salvezza di ciò che non si vuol perdere e, allora ‘il leone e il giglio’ sono la vera autobiografia: “Povero e poeta ho vissuto | la vita che ho voluto e l’altra i versi | mi spinsero a solcarla”.

“Ma che si nasconde là dietro?” Certo la Poesia perché le parole tessitrici di Lucio Zinna hanno l’illuminazione di un’ironica e viva coscienza dell’essere e dello stile. “Siamo nelle nostre mani – Signore − | e in certi casi neanche in quelle. | Aiutaci a non dimenticarlo mai.” conclude così la sua Casarca il poeta come per dire, riprendendo un pensiero di Pietro Cimatti dal suo L’uomo Zero, (riportato in apertura del libro): “Non sono mai stato presente dove e come credevano”, se non con la Poesia, aggiungiamo noi per questo poeta.
Recensione
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