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I compagni del Duce: Arpinati, Bombacci e Nanni

Sangue Romagnolo, una storia scritta a quattro mani da due romagnoli doc: Luciano Foglietta e Giancarlo Mazzuca, in pochi mesi è giunto alla terza edizione per i tipi delle Edizioni Minerva di Bologna. Con questo Sangue Romagnolo i due storici, dopo ricerche d’archivio e interviste a personaggi-testimoni ancora viventi, sono riusciti a fornire un ottimo racconto di uno dei periodi più contradditori del secolo scorso. Infatti se negli ultimi 150 anni l’Italia è stata travolta da mille travagli e da due guerre mondiali, anche la Romagna, tra eroi e personaggi discutibili, ha subìto e fatto la sua parte, nel bene e nel male. Ora, con questo libro lontano da ogni nostalgia, possiamo leggere la trama di una delle tante vecchie storie poco note, o finora conosciute solo per scarne citazioni.

Ed è grazie alla penna e alla ricerca di due noti giornalisti romagnoli, Giancarlo Mazzuca e Luciano Foglietta, se si possono scoprire le carte sulla vita e la storia di quattro ben noti protagonisti vissuti fra ‘800 e’900. Luciano Foglietta di Santa Sofia, memoria storica della Romagna-Toscana nonché decano dei giornalisti romagnoli, e Giancarlo Mazzuca, romagnolo di Forlì ma di origini santasofiesi, già direttore di numerosi quotidiani e inviato speciale del Corriere della Sera, si sono avventurati, come scrive Sergio Zavoli nella sua prefazione, in “una prova originale e riuscita di biografia” pur con tutti i rischi che comporta l’andare a metter naso nella vita di personaggi ben noti in vicende di storia recente come quella dei quattro amici-nemici: Benito Mussolini di Predappio, Leandro Arpinati e Nicola Bombacci di Civitella di Romagna, Torquato Nanni di Santa Sofia: “quattro personaggi che hanno cambiato la storia d’Italia, quattro uomini che, nel bene e nel male, hanno cercato di cullare un sogno: la speranza di cambiare la misera realtà in cui erano nati”.

Amici-nemici fin dai tempi di scuola, le Magistrali di Forlimpopoli, compagni dello stesso socialismo fino al 1919, anno della svolta dopo il congresso di Livorno, e poi ognuno per vie diverse per ritrovarsi, poco dopo, nelle file del fascismo dell’amico di Predappio. Arpinati, Bombacci e Nanni sono legati più da un’idea socialista-anarchico-libertaria che li caratterizzerà per tutta la vita piuttosto che da un’idea di assoluta dittatura e nonostante fosse in vigore la legge dell’uso di olio di ricino e manganello. Ai tre amici conta il legame della solidarietà e l’illusione dell’idea socialista per seguire l’arrampicata al potere dell’uomo di Predappio. Arpinati diventa podestà di Bologna, ma nel 1934 è condannato al confino a Lipari; Bombacci, fra i fondatori del Partito Comunista Italiano, amico di Lenin, cacciato dal partito dopo il 1928 perché contrario allo stalinismo, si riavvicina all’amico Mussolini aderendo, nel 1943, alla RSI; l’avvocato Nanni, primo biografo di Mussolini nel 1915, socialista puro fino alla morte, dopo l’8 settembre diventa partigiano e morirà nel 1945 a Malacappa, vicino a Bologna, nell’intento di salvare l’amico Arpinati, uccisi da una ambigua squadra di partigiani mai identificati, e proprio mentre il paese è liberato dagli inglesi. Poco dopo Bombacci sarà fucilato a Dongo dai partigiani e portato a Milano, a Piazzale Loreto, con la salma di Mussolini e della Petacci.

Lottarono su fronti politici opposti, ma restarono amici per la pelle. Questo libro di Giancarlo Mazzuca e Luciano Foglietta non è un racconto di parte. È una storia ricca e viva di significati di quattro amici divisi dall’ideologia, uniti nella morte che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia del ‘900. Un storia da leggere e sondare con intelligenza e libertà di pensiero.

Recensione
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