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In viaggio. Poesie di vita e di dolore

La pandemia serpeggia sull'umanità e avvolge il pianeta. La chimica vitale è sensibilmente alterata e genera stati a tratti ipnotici di relazione tra gli umani. Nulla è come sembra, nulla è come appare. Il confinamento porta con le sue spire ansie, paure, senso di smarrimento, frustrazione e, dopo mesi, anche stanchezza e solitudine.

Il senso di isolamento è opprimente e da alcuni mal sopportato. In tanti cercano di sfuggire come possono e si moltiplicano le modalità dei tentativi di evasione.

In viaggio è il titolo di una silloge dei versi di due autori, Stanislao Donadio e Pasquale Montalto, ma è anche un’evidente trasgressione (virtuale) al confinamento con l'incontro tra i due poeti, Eugenio Mario Gallo che ha curato la prefazione al volume e Alice Pinto autrice dei disegni che impreziosiscono l'opera.

In viaggio nei versi diventa luogo indefinito, astratto, trasversale. Il viaggio non è espressione di spostamento spaziale, materico, calcolabile con l'unità di misura della distanza. Il viaggio è cabotaggio delle frastagliature dell'anima. Avanzando nelle pagine ci imbattiamo nei versi di Donadio, Il dolore proclamato nel sottotitolo del volume non diventa architettura linguistica d'attrazione ma percorso esistenziale lacerante. Il contesto in cui hanno preso forma i versi è caratterizzato da questa asfissiante pestilenza del nostro tempo, limitata e limitante ma invasiva e subdola. Il tam-tam mediatico martella sull'autoreclusione, sulla necessità di costringere le implicazioni del proprio esistere in un recinto, di rannicchiarsi in una bolla d'aria che garantisca il minimo vitale.

Stanislao Donadio ci ha abituato nel tempo a costruzioni linguistiche in grado di stupire, ad esternazioni luminescenti di stati d'animo sottili ma radicati e profondi che imprigionano il lettore traslandolo il più delle volte su piani percettivi di differente gradazione da quella dell'ordinario esistere La magia della poesia non si concretizza forse in un rapimento che può diventare anche estatico? Stanislao da consumato alchimista dei versi riesce molto bene in questo intento. Il dolore appare come il sostrato in cui l'apparato radicale delle parole affonda e ne trae nutrimento vitale. Il cammino a passo spedito di Kronos albeggia nei versi...Poesia degli anni a trascorrere, Poesia degli anni trascorrere o della premonizione, Poesia del sole a calare. Altre figure popolano i sogni del poeta sulle soglie dell'incubo: barcaioli, lebbrosi, Davide e Golia, ma anche Francesco Tarantino, compianto amico di Stanislao, che anche in questo contesto ritorna a camminare a suo fianco. E qui Stanislao in un improbabile dialogo con l'assente lo anima in questo nostro scomposto tempo e cerca di immaginarne il comportamento.

Saresti avvezzo alla disobbedienza dice in questa frase che testimonia la profonda conoscenza dell'amico. Il clima cupo di alcune poesie (due poesie delle libertà perdute, Poesia dell'autodistruzione, Poesia dell'ecatombe) viene poi ad essere contrastato da altri, più speranzosi versi (Poesia dell'allegria, Poesia del ciliegio in fiore, Poesia della prossimità dell'aurora, Poesia dell'inizio primavera, Poesia della luna). Ma a leggere bene questi secondi titoli non ingannino. Il sussulto finale lo troviamo in Poesia di un nuovo maggio o del manachino: Alimentare per sempre quelle fiamme / che scioglieranno il ghiaccio degli affanni / sia tu quel mese del Sogno Primigenito / il Cielo terso toccato con il dito. Queste Poesie dal Calvario, come l'autore chiama la sua raccolta, ben rendono la lacerazione di questo transito a piedi nudi in un tempo di rovi e di serpenti.

Pasquale Montalto chiama la sua raccolta Via del Sole, Poesie dell'arco. Questa seconda parte del volume si apre con una dedica: In memoria di Luis Sepùlveda morto di Covid nel 2020, e A tutte le vittime della pandemia diciannove, Ai sogni d'ognuno oltre la morte. In questa parte del volume (ma in realtà si tratta di due volumi separati rilegati in uno solo) il passo cambia. È come se il dolore respirato in grande dose in precedenza, qui si arrende ai ritmi più mansueti, e a tratti meno tragici, della vita. Procedendo tra le pagine colpisce l'impressione che le poesie sono tanti scatti di variegate istantanee che richiamano, in qualche caso, nei titoli anche assonanze con artisti d'altrove. L'ispirazione ad alcuni quadri o spartiti finisce con manipolare anche l'essenza dei versi (Con Marc Chagall "Sulla città", L'urlo di Munch, Il prato di Chopin) influenzati da titoli a volte devianti ed in grado di istradare dubbi e ombre. E può capitare di trovarti tra essi a tu per tu con l'uroboro. I versi sono introdotti in alcuni casi da citazioni, come in Equo bene (Sepùlveda), Pandemia (Arminio) quasi a voler aprioristicamente creare un contesto interpretativo autorevole ed affidabile. I versi di Montalto spaziano da atmosfere più intime a richiami dello stato del Pianeta. Itinerari che si sovrappongono convergendo o disgiungendosi, in stanze psichiche con le pareti affrescate da emozioni, da fotogrammi da transiti di ritorno. Un errare tra compagni di tragitto che seguono tuttavia ognuno il suo sentiero, cronache improbabili di questo statico viaggio e di altri ancora fatti o ancora da fare.

In antiche stanze si vive l'eco dell'infuriare fuori di un morbo che provoca fibrillazione delle narici del Pianeta, Il passeggiar tra gli accattivanti versi dei due poeti obbliga a muoversi tra gli strali di una sinistra luce che proviene dal di là degli alberi in tempi crepuscolari e di pandemia.

Due libri, quelli che ci hanno fatto compagnia in questo nuovo e strano agosto, che ci hanno portato ora vicino, ora lontano, ora in basso, ora in alto. Due libri tra loro diversi e distanti, ma accomunati dall'impatto col lettore, in grado di appassionare e generare ricordi e suggestioni. Due libri che hanno ampiamente meritato la lettura e che ci sentiamo anche ad altri di raccomandare. Due opportunità per non sottrarsi al fascino di fare un nuovo viaggio tra sconosciute e comunque colorate ed intense pagine.
Recensione
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