Servizi
Contatti

Eventi


Note critiche a
Musa fitta nell'azzurro
di Davide Argnani

la Scheda del libro

Postfazione di Silvia Cecchi

Note critiche varie

Giorgio Bárberi Squarotti (Torino):Caro Argnani, leggo le tue poesie d’amore e di vita con gioia, con ammirazione e con la più viva partecipazione. Sono versi raffinati e luminosi, con tanto mare e vento come emblemi delle emozioni amorose, animati da ritmi avvincenti.”. (Torino 10 maggio 2014).

Antonio Spagnuolo (Napoli): Nel fluire di tempi variopinti, di candide ripetizioni mnemoniche, di sorprendenti impennate liriche, la poesia di Davide Argnani emerge quale diario scoperto, per incontrare ed a volte scontrarsi con le realtà del quotidiano, quasi sempre gabbie indelebili per gli aneliti di speranza ed illusione. La tenacia con la quale il poeta cerca di imprimere una frastagliata genuinità di metafore e di immagini si rinnova nella vis che sboccia genuina dal pensiero e dal subconscio, ove l’occasione diventa proposta di paragoni, di rimandi, di variegate sospensioni del divenire. Il volume divide il canto in due sezioni ( I parte 1982-1997 e II parte settembre-ottobre-novembre 1998 ) per ben suddividere anche una certa impostazione di scrittura che si fa via via sempre più determinante e molecolare, attingendo dalle radici di una cultura variegata e profonda, anche quando l’amore suggerisce con ingenuità sua propria quei sentimenti ove ben trova misura la parola scritta, nella ondulazione cromatica del canto. Il tempo stesso, che appare e scompare imperterrito, ha la pulsione sua propria con ricordi, nostalgie, rancori, delusioni, per la sua indicibilità fra le ciglia e lo sguardo, fra le mani e il desiderio. La figura femminile ritorna: “Sei come la pioggia/ che scuote la terra secca,/ il torrente che mi ribolle dentro/ e mi porta via/ verso il viottolo.” E illumina gli affascinanti rimandi.”.

Eugenio Vitali  (poeta, vive a Ravenna): “Leggendo la tua nuova raccolta poetica non saprei dire se questo lavoro ti sia stato ispirato in un momento di grazia, oppure da un incanto di un sogno. Certo è che hai scritto un poemetto di vibranti emozioni, fino a rivestire la parola di una luce nuova, che fa onore a te e a tutta la poesia.”. (Ravenna, 8 luglio 2014).

Enzo MInarelli (Poeta visivo, vive a Cento di Ferrara): “La Musa fitta di azzurro ha delle punte acute, aculei sensualissimi come quella piuma dolce dolce che sventola al vento...”.

Maurizio Pallante (Scrittore, poeta, scienziato, vive a Passano Marmorito-Asti): “Una rivelazione e una sorpresa. Mi sono ritrovato appieno nelle riflessioni critiche di Silvia Cecchi. Il libro di Argnani è una stupenda testimonianza di vitalità creativa, di freschezza di sentimenti, di intensità esistenziale che prorompono nei versi quasi senza mediazione e si fanno poesia naturaliter.”.

Renzo Cremante (Saggista, critico, Docente Università di Pavia): “…Un dono gradito questa Musa fitta nell’azzurro, che ho letto con grande piacere e interesse. Conoscendo l’ampio ventaglio delle tue attitudini, non dubitavo che anche l’introspezione lirica fosse nelle tue corde. Personalmente, più mi sono piaciuti i testi cronologicamente meno lontani: sia l’intonazione narrativa del “viaggio fra Marecchia e Foglia” scandito nei due tempi della prima e della seconda parte, sia le condensate auscultazioni e contemplazioni, de lonh, di quest’ultima sezione. So bene quanto sia lontana, la tua, dalla condizione esistenziale di Pavese, ma il primo nome che a me viene in mente per questa poesia d’amore, almeno per certi aspetti formali, è quello dell’autore non tanto di Lavorare stanca (a cui pure sembrerebbero rimandare alcuni incipit: Cammino, Camminavo), ma di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (Sei come…). Al “lepido” “nuovo” libretto – uso deliberatamente questi due aggettivi catulliani – auguro dunque il successo che merita.

Luciano Foglietta (Scrittore, storico, giornalista (Il Resto del Carlino e Il Giorno), decano dei giornalisti dell’Emilia-Romagna: “Era tempo che, il poeta Davide Argnani tornasse a far evaporare dal cuore, più che dalla mente, tutto ciò che gli ribolle dentro sul tema della donna, la sua donna di sempre, quella della realtà e non la versione dell’ “eterno femminino”. Era tempo che un poeta impegnato come lui nel raccontare, nel puntare il dito accusatore contro le nefandezze delle guerre ed i soprusi nel sociale, tanto da alternare la tragedia alla lirica, facesse una sosta nel mondo delle passioni amorose. Anche Silvia Cecchi la prefatrice vede nella “Musa fitta nell’azzurro”: “L’immagine e l’aspetto proprio e saliente del poema amoroso di Argnani… la natura si fa accogliente, vivificatrice, metamorfica, vi scoppiano i colori, vi danzano le linee sotto lo sguardo innamorato del poeta”.

Stavolta, essendo pure un amatore e cultore della Poesia visiva, Argnani ha rimesso nel mirino un’arte spronata dall’amore e quindi la Musa di sempre, quella che ad un certo momento gli fa dire che: “ … il pipistrello della notte / percorre i sentieri del cielo / e la mia bramosia si confonde / alle chele del granchio / o alle spire della medusa …” ed anche che: “in barca la brezza mi accarezza / la pelle …. / ho avuto un brivido / come se la tua mano / fosse lì riposata sul collo / ho goduto il sogno di una cosa / che ero già lontano dalla riva”.

La Musa di Davide Argnani è, come lui dice “fitta nell’azzurro”, si trova perciò immersa nella vastità infinita del cielo ed è del tutto simile alla fogliolina che naviga nell’azzurro disegnata nella copertina del libro e che ha titolato “Poesia visiva”.

Conoscendo Davide fin nelle pieghe dell’animo so che è sempre stato legato a filo doppio al mondo della povera gente (“Ogni canto è finito” – Todariana, Milano 1972) e alle popolazioni travolte, sacrificate dal belluismo spinto dal desiderio di conquista e dagli odi razziali (vedi “Stari Most”- Edizioni Campanotto, Udine 1998 -1999), ma l’amore per una donna ideale questa volta lo riporta a ricordare tempi, suggestioni, simboli, entità allegoriche mai dimenticate annunzianti amore e natura. Tutto ciò ricostituisce la maniera di avvicendare lo spirito apollineo allo spirito dionisiaco ma mai decadente, mai pessimista per cui, scrive: “Ho lottato molto / in questi anni duri / ma le cose migliori della vita/ devono ancora accadere ….”. E’ la speranza. Bene, dunque!”

Viola Talentoni  (Scrittrice e critica letteraria): “Il poeta Davide Argnani ci aveva abituati finora a liriche di denuncia umana e civile, mentre nei versi di questo volume, raccolti negli anni, si rivolge per la maggior parte alla donna: amata, o sognata, o rimpianta, alla donna comunque che è capace di riempire la vita, di illuminare il buio, di rasserenare l’animo. Bellissima la breve lirica che raccoglie le delusioni e le speranze di una vita: “Ho lottato molto/ in questi anni duri/ ma le cose migliori della vita/devono ancora accadere/l’inutile tempo non ha pazienza/ ma/ascolto con gioia/la tua voce serena/intanto.” D’altra parte nei versi di Argnani ci sono molte cose, per esempio il viaggio, che è il filo conduttore: un viaggio reale, in treno, da Rimini a Pesaro, a Urbino, verso “ lo splendore dello Ionio”, con lo sguardo perso nei boschi, nei prati e nelle colline, o nel “miraggio azzurro dell’Adriatico.” Ma è anche un viaggio nel tempo: coi ricordi lancinanti dell’infanzia di guerra, il rifugio scavato in cantina, i bengala nel buio, e la visione, dall’alto della collina, della lontana macchia blu del mare. E i ricordi dell’adolescenza, con le prime bramosie d’amore, e l’estasi dei baci, “baciarti è entrare nella vastità della notte.”. Per tutta la raccolta c’è la vita che delude e spegne le illusioni, ma c’è anche qualcosa di vitale, magari una persona amata e vicina. E nel disincanto della maturità, il pensiero della sua donna infine lo rasserena: “ Lo so, è diversa la realtà/ dai giorni dell’incanto/ ma mi piace/ frugarti dentro i miei pensieri/ mi piace guardarti quando cammini/con i tuoi piedi che volano come/ arie di violino.”. Come tutti i libri di buona poesia, questo di Argnani lo si riapre e lo si rilegge con piacere trovandovi sempre nuovi spunti di riflessione e di commozione. (Sulla rivista La Piè).”

Eugenio De Signoribus (Poeta e critico): “…Musa fitta nell’azzurro, un piccolo ma intenso e sorprendente canzoniere d’amore. Sono molto contento di questa tua viva fonte, di questa tua vitalità umana e poetica.”. (Cupramarittina, 18.12.2014)

° ° °

Premi conseguiti
Con “Musa fitta nell’azzurro” ha vinto il Primo Premio “Valle Senio 2014” Riolo Terme Ravenna, con la seguente motivazione: “La donna è una musa e l’amore per lei è un canto all’intero creato, che il poeta sente in simbiosi coi moti del suo cuore. La poesia d’amore di Argnani, rifuggendo dai facili sentimentalismi, assume una valenza allegorica nel suo trasfigurare la fisicità della donna in immagini incalzanti della natura con le sue forme e i suoi colori. Queste liriche sono un vero inno all’amore che resiste allo scorrere del tempo, che trasfigura il ricordo attraverso sapori e colori tra sentimenti infranti ed elementi della natura, ma che sempre lascia intatto il puro sentimento. Argnani esprime appieno la sua poetica attraverso la padronanza dell’espressione e del mestiere.”.

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza