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Scaturisce dalla “mente colorata” della pittrice-poetessa Gabriella Villani l’ispirazione prima per questa silloge poetica a testimoniare un modo del tutto personale di cogliere la propria realtà che non è sempre e solo connubio armonico di colori, ma snoda una storia che abbraccia tempi diversi, intessuti di problematiche esistenziali.

Così appaiono alla fantasia fervida di Gabriella colori luminescenti fissati a immagini  felici e quelli affidati alla tela dell’elegia, costruita dalla mente come tasselli di un mosaico che rimanda mutamenti avvenuti attraverso il tempo da un passato rivisitato affettivamente o appesi a un futuro non disancorato dall’incertezza di un destino non sempre benevolo.

“Struggente malinconia | dalla maschera bianca | con gli occhi vuoti | e il sorriso immoto | d’inquietudine | e di tenera ansia | per un dolore lontano | che affiora ogni tanto”.

Le parole nitide fissate a una semplicità, che è la qualità primaria di questo fare poetico, fanno trapelare una ricerca di verità e una sottile ansia, legata al dialogo interiore, non dissimulata dall’equilibrio formale e dagli accostamenti verbali    sempre delicati, quasi a velare un grido più alto di protesta: “Sicura  è per tutti | la capace fronda | ma non per lo stornello | attardato”. E ancora: ”Montagne rosate alte  | e invalicabili”.

Ed ecco questo rimando continuo tra una linea pura di idealità in qualche modo ancorata al sogno illusorio della giovinezza e la certezza del risveglio, già avvenuto o presagito a una realtà avulsa dalle aspettative e costretta alla precarietà di pochi attimi felici.

E’ l’apparire illusorio dei sogni giovanili: “E via via | a ritroso nel tempo | vecchi disegni | che parlano di cavalieri e castelli”.

Come annota Elvio Guagnini, in queste pagine, si legge una storia dell’anima, bisognosa d’amore e propensa a farne dono, un amore che l’autrice esprime mutevole e soggetto a sfumature diverse a seconda  non solo dell’oggetto cui il sentimento è rivolto, ma anche espresso come colore di attimi vissuti in un momento preciso che amplificano risonanze nel tempo, attimi come ricordo, disancorato dalla realtà che l’ha suggerito, o come risentimento  o, ancora, come suggestione.

“Che senso ha | vivere felice | se a ritroso | vedo la mia vita lontana”. E anche: “Sei passato veloce | come un colpo di vento”.

E’ una poesia di contrasto esistenziale, aderente a ricordi e visioni della vita che non si placano, nell’attesa di altre scoperte, se l’autrice, pur sognando e pregustando luci, colori, suoni di un “Paradiso”, resta ad osservare fuori di una porta  che sente preclusa, metafora di un’esistenza che si percorre nell’ombra  in vista di una luce, che pure illumina la speranza.
Recensione
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