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E' un libro d'amore
per la poesia ('ultimo che giunge tra le mani, ad ormai molti mesi
della scomparsa della sua autrice,
cantato sotto le specie di una mitica e mistica creature androgina. che ora si
mostra come Mater suavis ed amplissima, dalle forme prorompenti come le donne
dipinte da Botero, instancabile creatrice di tulle le cose esistenti. era come
maschio sessualmente potente che "smotta il corpo tellurico" ed ingravida.
E dunque, il linguaggio, tutto intessuto di termini riguardanti la sfera sessuale,
va inteso come una
macroscopica metafora del mistero dell'ispirazione fecondante: "Poi entro in
un buco nero con le mie | parole misteriose a creare il pianeta poesia, | in che
dimensione? | Entro nella quinta dimensione, nuovo | Big Bang | sono Dia,
costruisco il mondo. | Sono piena di semi: acqua, erba, mare | e il vento sempre
a cantare", tanto è vero che in altri testi la Lenisa afferma che il
suo venire è il cervello.:.: "complicato e raro, tutto ossicini musicali". e che nell'incontro
con l'androgino Poesia, dal bacio appassionato fra i
due scaturisce della bocca di lei un arcobaleno, intanto che l'altro le appare
avvolto "una cintura di suoni", e addirittura non senza divertita ironia,
il pube femminile è così descritto: "Ha tra le gambe un parrucchino
d'oro, il
clito- | ride come un fischietto che chiami | l' 'idioma nascosto'" il soggetto di
tale apparentemente oscena descrizione è Delia, dea della fertilità, ed è chiaro
che la Lenisa allude ancora una volta alla scrittura poetica come ad un parto; inoltre la volontaria scissura del
termine: "clitoride" in "clito" e "ride" induce ad una interpretazione diversa de
quella letterale. mettendo in scena la figura mitologica di un'altra divinità,
quella di Clito, colta nell'atto di far risuonare tra le labbra un fischietto.
L'utilizzazione del
mito. spesso in chiave sorprendentemente moderna – un esempio per tutti può
essere, quello del dio che guida una Ferrari rossa in una "corsa infinita"
– è, d'altra parte, una costante della poesia della Lenisa la quale nel recuperare
con esse quel mondo, di "pensieri-immagini" capaci di interpretare la
realtà trasfigurandola, ridà patria a concetti interpretativi ormai banditi dalla
critica moderna, come Fantasia, Ispirazione. Amore del sacro (Amore sei ciò che
non voglio: sesso, | amore sei ciò che voglio:
amore).
L'aspetto sacro è
del resto implicito in una poetica esibita quella esibita dalla Lenisa, ed in
questo caso trova uno spontaneo accostamento, oltre che con la poesia che
sembra gareggiare con la fantasia creativa di Dio, con la morte, in virtù di un invincibile progresso della malattia
che spinge la poeta ad osservare i
mutamenti del proprio corpo con un rifiuto "Vivo allergica al mio corpo" e ancora,
"In me c'è un'ombra come se il seno dovesse spuntare luttuosa pubertà",
anche se il ricordo delle felici invasioni divine, che ne hanno fatto "un
eldorado" rapendogli siero, e la consapevolezza della sue necessità per ulteriori
prove di scrittura finiscono con il trasformare questi segni malefici in
un'elezione, così da indurla a dire "Sono di un'altra razza allora. rotonda
femmina | precolombiana a cui mancano le proporzioni", cosa che immette la sue fisicità nell'alone magico di una
civiltà brulicante di miti e divinità.
Il tema della morte spazio in più testi, ma esorcizzata ora da una quasi spavalda ironia, che
spinge Lenisa a darle il volto di Brad Pitt. biondo "memo tenero". "occhi
d'ambra". pur mantenendo il passo della lupa e la sue famelicità; ora invece da
una tenerezza che immagina nell'abbraccio del loro comune sonno quello di due
care amiche. Ovviamente la morte prelude anche all'incontro con Dio, al quale
ella sa di presentarsi con un
bagaglio ricco di versi. ma povero d'amore, cosa che le fa temere di trovate la porta del
cielo chiusa e di dover combattere con Dio senz'armi I versi sono citati dal
prefatore della silloge Pino Bova, che così li commenta "Ma di quali armi
potrà mai aver bisogno il poeta che apre squarci di cielo e mari senza confini,
di quali armi potrà aver bisogno che gioca a vincere la morte. scegliendola luce e
l'abbraccio infinito di chi ama?". Del resto in un altro testi la stessa poeta
sembra fugare ogni dubbio, dicendo di se "In fondo resto nella poesia | una donna
di versi | che inventa l'amore".
Vorrei anche
sottolineare un altro elemento (tutto letterario, certo, ma ubbidente al
desiderio di dare una sorta di andamento circolare alla propria produzione
poetica), e cioè l'inserimento nel corpo di questa ultima silloge di tracce che
rimandano ai libri precedentemente pubblicati: come la figura di Apollo (L'ilarità
di Apollo) che ritrova la musica perdute dell'antica poesia. Il lasciarsi
ancora
definite: del suo amante tenero e sadico (come non pensare ad Eros sadico?)
"una ragazza" (in omaggio a La ragazza di Arthur). i rimandi ripetuti a Saffo,
(Saffo chimera): ma certamente. più che questi elementi la compattezza della
produzione poetica della Lenisa è data da una coerenza intellettuale
pur nell'invenzione di sempre nuove immagini e situazioni, dalla presenza costante del
mito adattato al vissuto, e dall'originale elaborazione dell'elemento erotico all' interno
del quale carnalità, misticismo, desiderio e
creatività si mescolano reciprocamente alimentandosi nella ricerca di una
primigenio dialogo fra anima e corpo, spirito e materia, umanità e deità.
Una voce coraggiosa
e nuova, autentica ed appassionata quella della Lenisa e, forse. inimitabile,
come quelle che caratterizza tutti i grandi della letteratura, cosa di cui lei.
mi sembra, abbia sempre avuto consapevolezza, come è possibile dedurre anche da
alcuni versi di questa silloge "Io vivo nelle pagine pensa | che la poesia è vita
come, | se bevi o mangi. Sarà così | Vivrai | nell'icore delle tue vene
immortali".
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Recensione |
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Amorose strategie
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poesia
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| Autori |
| • | Maria Grazia Lenisa |
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Edizione:
Circolo Rhegium Julii
Reggio Calabria 2008 |
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| Prefazione di Pino Bova - pp. 64 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Ignota nr.10/2009
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