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La
calma misura del cuore si fa canto che descrive, dentro una musicalità spesso
classica del verso, la storia dei primordi come quella attuale, sottolineando,
con intimo spirito religioso, il cuneo di luce che divide in due il cammino
dell’uomo verso e dalla nascita del Cristo. Da questo sguardo nasce la
giustificazione di ogni evento, a cominciare dalla lontana preistoria fino alle
più recenti scoperte, trovando i suoi simboli negli archetipi viscerali del
fuoco e dell’acqua, anche questi letti religiosamente, significando il primo
l’ardore dello Spirito, il secondo la purificazione. La parola, che insieme al
tempo è tema portante della breve silloge, (titoli come La parola, La
scrittura, Il canto, La poesia, Parola di Gesù ne sono chiara
testimonianza), come pure sottolinea il critico Giorgio Bárberi Squarotti, è
strumento messo al servizio della verità, donata alla famiglia umana affinché
come acqua di misericordia plachi il timore del morire. Il Verbo
creante dell’origine, echeggiato nel tempo dalle bocche colme di spirito,
traccia cerchi sempre crescenti d’armonia. La grazia e l’eleganza del dire, le
descrizioni minute e pittoriche, i colori vividi (le cento rose rosse, le
mille verdi foglioline, le diecimila piccole foglie gialle delle ginestre,
elencate in un crescendo numerico in cui scoppia la gioia visiva) inseriscono
questa poesia in quella linea mediterranea che è insieme custode e rinnovatrice
dei valori più nobili della letteratura.
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Recensione |
| Il sale della terra |
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poesia
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| Autori |
| • | Filippo Giordano |
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Edizione:
Edizioni Il Centro Storico
Sant’Agata Militello 2004 |
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| pp. 32 |
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| Recensione a cura di |
| • | Franca Alaimo |
Pubblicata su: Spiritualità & Letteratura nr./2005 |
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