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Superando le superficiali e grette visioni di uomini ignoti che mai potranno vantare segni indelebili lasciati nel cuore della storia, l'autore affronta con successo un viaggio quanto mai ostico e irto di difficoltà, raggiungendo il limite estremo della comprensione umana e della sua codifica, la fede.

Non si tratta di una semplice rassegna di pensieri sparsi, tanto acuti quanto occasionali, ma di un vero e proprio percorso spirituale, che richiama la mistica ascesi dei saggi con la loro chiara visione delle cose e delle idee. Allo stesso modo, l'artista vede la realtà con occhi scrutatori, indagando i meandri più oscuri dell'animo umano, tanto da ricavarne una visione d'insieme al contempo audace e disarmante.

È la denuncia della superficialità umana, di quella pacata illusione di perbenismo che porta alle conseguenze più anguste e deleterie. Analisi precisa di anime falsamente schierate a difesa di un ideale, accusa impavida verso chi cerca di livellare le alte vette della trascendenza alle misere condizioni opportuniste di sfaccendati e ipocriti profeti.

Verga che infligge benefiche sferzate, la penna dell'autore acquista proprietà quasi redentive per chi se ne lascia plasmare, conducendo ad un'intima riflessione dal carattere energico e propositivo, evitando con delicata eleganza il rischio dell'arida critica e inconcludente geremiade.

Un'opera eloquente, dunque, dove all'abuso di alte e raffinate dichiarazioni di meno edificanti scrittori, si contrappone l'essenzialità del Vero, che non chiede di essere difeso, ma solo professato, una verità che non si lascia irretire nelle maglie di facili propagande, e che in questi versi, dimora e invade come fuoco che divampa.

Recensione
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