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La solitudine del poeta

Scrive così Isabella Teotochi Albrizzi nel ritratto di Ugo Foscolo: «Ama la solitudine più profonda, ed è nella solitudine, che meglio sviluppa tutta la forza di quel ferace ingegno che ne' suoi scritti trasfonde».

E' questa una analisi acuta che a mio parere è universale, valida per tutti gli uomini di «profondissimo sentire», naturalmente coniugato con una grande intelligenza, componente indispensabile, per creare quell'unità d'espressione che caratterizza l'essere del poeta, il poeta dell'azione ed anche colui che magari non fa nulla di «impegnato» può essere un poeta della vita.

La Teotochi afferma che il Foscolo ama la solitudine e questa realtà ci costringe a riflettere. Infatti l'amore per la solitudine è frutto di una resa e di un meccanismo di difesa. Il vero poeta sa, confortato dall'esperienza, che per mille e confuse ragioni, pochi potranno seguirlo in quel suo coraggioso sentire. Egli si difende dal rumore, è diplomatico quanto basta per sopravvivere.

La Teotochi fu una donna eccezionale perché il suo affetto per il Foscolo, sostenuto da una viva intelligenza e da una solida cultura, la spronò a capire l'autore dei Sepolcri nella sua totalità. Quell'uomo errante le sfuggiva continuamente, era per lei sempre da scoprire nella sua dimensione più profonda.

E questa volontà di comprensione fu probabilmente il filo sottile, ma resistente, che la tenne unita all'amico Ugo. Infatti per il grande poeta Isabella fu un punto di riferimento, un porto sicuro dove approdare con gioia quando la passione e le grandi spinte ideali si placavano.

Recensione
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