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Agata detta Tina è dedicato alla madre.
La serata al Circolo Maria Luigia

Al circolo Culturale piacentino 'Maria Luigia", si è svolta la presentazione del libro Agata detta Tina, di Franca Grasso, Scrittrice di origine siciliana, ma residente nel piacentino da 30 anni. La serata introdotta dal presidente del Circolo, Luigi Cella è proseguita con uno spazio ritagliato per il presidente provinciale dell'Aido Francesco Ferrari, in quanto chi comprerà il libro della Grasso darà anche ivin contributo alla suddetta associazione. Quindi la scrittrice e giornalista Renata Navalesi Gerevini che si è addentranta nelle pagine del libro di Franca cogliendone l'essenza. Al tavolo centrale con l'autrice e la giortialista, anche l'editore Eugenio Rebecchi. La giornalista ha prima parlato dell'autrice del libro, «che si presenta a questo pubblico con un curriculum di tutto rispetto, ama ritagliarsi spazi di silenzio ove raccogliere i suoi pensieri, le sue domande». Poi ha illustrato il libro che Franca ha dedicato alla madre: Agata, detta Tina, dicendo: «Il libro si compone di cinque racconti caratterizzati da tematiche che richiamano momenti di indagine personale e di esplorazione profonda dei suoi sentimenti. L'autrice ama interrogarsi sul senso della vita, il tempo che passa e al ritorno tra la gente semplice del suo paese natio. Alla base vi è un richiamo ai ricordi, alle persone amate, in un viaggio della memoria che si snoda tra presente e passato tra vita e morte e la loro indivisibilità, in un gioco di allegorie e di metafore tra il sogno e la realtà, come nel racconto "Scommessa con la morte", una metafora della vita, una partita a scacchi tra l'esistenza e la fine. Nei racconti di Franca, vi è sempre un contrasto tra il vissuto ed il sofferto e l'accorata percezione di ciò chi finisce. La Grasso ricorre sovente al sogno che è il più grande segreto dell'uomo perché permette di vivere una realtà densa di sentimenti e emozioni che fluttuano nel mistero. Il mistero è un'altra componente nei racconti che compongono il libro, dove Franca parla dell'ignoto e dell'inconoscibile come di una realtà che permea la nostra esistenza e che a volte si manifesta attraverso il sogno che, in certi momenti della vita può stravolgere il nostro essere perché ci costringe a porsi domande cui è impossibile dare risposte. Questo lo troviamo nel racconto "Stregata da quel volto", in un lirismo esistenziale e un contrasto tra il vissuto ed il sofferto. Le pagine descrivono Franca in vola verso la Sicilia dove vive la madre Agata. Mentre l'aereo la riportava verso la sua terra, lei tesa, molto preoccupata e al contempo emozionata, pensava a sua madre.

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