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Una scintilla illumina i versi di Ornella Quaglia
Presentata in anteprima a Campione d'Italia Ascoltarsi,
raccolta inedita della giovane poetessa di Fiorenzuola

Già alla prima lettura, sorrende la lievità dei, versi della poetessa di Fiorenzuola d'Arda, Ornella Quaglia. E commuove l'intima partecipazione che, continua, la lega a tutti i vari lemmi delle sue liriche, raccolte dall'Editrice F'arnesiana di Piacenza, con il titolo Ascoltarsi, silloge questa, presentata in anteprima a Campione d'Italia con sorprendente successo di pubblico e di critica. Come accade ai poeti di sicura vocazione e di sintetica espressione, con il linguaggio di Ornella Quaglia è appagante poichè direttamente leggibile e comprensibile, per quel suo modo d'essere delicatamente discorsivo, senza allusioni simboliche, e insieme ricco di quella sincera eneergia che persuade il cuore alla comunione spirituale con la qualità del mondo della nostra poetessa. Ad ampliare l'importante valore dello spazio estetico in cui in cui si muovono le sue intuizioni liriche, s'aggiungono le immagini, a volte del tutto inedite, sempre figurative nel senso tradizionale e così vivide di riverberi da suggerire molteplici interpretazioni, saturazioni da lei create per chiarire e rafforzare il rapporto tra le sue situazioni spirituali e quelle affini, suggerite dall'osservazione distribuita del messaggio naturale che la circonda nel momento dello scatto, dell'emozione poetica. Un dialogo silenzioso, il suo,  che tramuta in una specie di atmosfera di «corrispeondenze» e anche un ponte un ponte attraversato, da ambo i sensi, da luci, colori, sentimenti alterni, tutti espressi dal paesaggio esterno e da quello interiore dell'animo. Tra i tanti un significativo esempio di affinità lo possiamo trovare nei versi d'apertura di «La mia impronta»:

E pure ho camminato
per tanto tempo
sulla spiaggia deserta,
e al sole morente
ho visto l'acque
rosse come sangue di ferita:
dolore
che il silenzio rende più intenso.
Ho disegnato fiori sulla rena
e vi ho fatto castelli,
ma nel cielo
nessun grido di gabbiano.

Non v'è dubbio che alla prova della storia, la poesia più probante sul piano della comunicazione lirica, sia stata e sia, quella di confessione, quella cioè, che prima di trovare le parole e l'armonia del verso, cuoce nel cuore. L'autentica poesia dunque, prima che un fatto letterario è vita sofferta. Solo così si spiegano la ragione e la forza convincente del sentimento. In Ascoltars», Ornella Quaglia, al fine di elevare a situazione universale e non privata, la tematica delle sue poesie, confessa con autentica immedesimazione, una esistenza immaginata e quindi vissuta attraverso le esperienze appartenenti ad altri più che a se stessa. Con la sua singolare fantasia, definibile di umana solidarietà o di centro di tribolazione riflessa, ha sofferto e sensibilmente interpretato i mali che maggiormente intristiscono il nostro tempo: l'egoismo, l'empietà, la mancanza d'amore, la solitudine e l'angoscia. Così, ad esempio, in «La mia fuga», Ornella ci offre una sua testimonianza d'adesione empatita:

Laggiù dove
la solitudine
non ha limiti,
vado ad espiare
forse le mie colpe
o quelle d'altri
. . .
senza più un dialogo
nemmeno con il mio cuore
che piange in silenzio.

Nella sua presentazione in testo, Igino Maj, cui spetta il merito di far conoscere le ancor giovani vocazioni poetiche, così scrive: «Per Ornella, il silenzio e la solitudine non significano assenza, isolamento, viuoto d'animo, l'avvertire cioè con dolore la mancanza di "presenza" degli altri, ma al contrario. raccoglimento, condizione dell'animo, il modo religioso per essere più consapevoli del valore delle possibili offerte di luce della vita. La concezione esistenziale di Ornella Quaglia, così com'è stupendamente espressa nelle sue sentite poesie, non è comodo sogno, superamento o addirittura negazione della vita, ma delusione per la sua qualità, quella attuale, che costringe l'umanità ad avere più che d'essere. E poi l'amore: la sua dominante tensione verso un sentimento indefinibile, misterioso, che abbatte e innalza, che piega ed esalta, l'amore che può maturare l'esistenza di ciascuno alla gioia o di chiamarla insoluta, triste, sopportata. All'amore, Ornella, si rivolge senza toni retorici o compiacimenti estetizzanti, lontana da tentazioni patetiche, con partecipazione, invece, con la convinzione di meritarlo, di riceverlo e di viverlo».

Quanta è arsa la mia terra,
quanta sete da placare
e quanti sogni muoiono
alla fine di ogni notte.

Per mutare in fioriti giardini i cupi deserti in cui batte il nostro cuore, realtà questa così bene espressa nei significanti dei versi appena citati, Ornella Quaglia, con religiosa umiltà, invoca il ritorno dell'amore. Amore come struttura ed anima di una cultura per il cui avvento i poeti di tutti i tempi hanno tanto operato: la cultura della solidarietà, tale da attraversare tutto il tessuto sociale, una cultura che convinca l'uomo alla nobiltà e alla precisa persuasione che senza Amore si è soli dovunque.

E tutto questo perchè:

Non bastano i sogni
per vivere una vita
quando nell'oscurità misteriosa
una scintilla attrae.
Fiondare ai margini di strada
le angoscie accumulate
e le pene vissute,
e poi di nuovo in viaggio
incontro all'avvenire.

Dove la «scintilla» che attrae è la speranza.

Recensione
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