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La raccolta di poesie Astronavi dell’anima di Pietro Nigro, composta di 38 liriche, oltre il Proemio, è un viaggio del pensiero efficacemente espresso dall’immagine dell’astronave che percorre l’universo. Questo universo è contenuto nell’interiorità del Poeta, che esplora con razionale lucidità, ma anche con forti slanci di lirismo, la ricerca di se stesso, del mondo che lo circonda e di Dio. La metafora dell’astronave indica il volo dell’anima verso l’eterno, dove avviene la fusione tra la voce dell’uomo e quella della divinità (“Astronavi dell’anima”). La dimensione del silenzio, “saggezza dalle infinite parole non dette”, viene percepita anche nell’incapacità di cogliere i momenti belli della vita(“solitudini di rose non colte” nella poesia “Il silenzio”).

In questo viaggio poetico attraverso il tempo verso l’eternità acquista una dimensione particolare la morte, vista come totale appagamento delle ricerche e delle domande di tutta una vita (“Ora che la luce del sole”). Nel ripercorrere le strade dell’anima, il ricordo acquista una funzione particolare perché rende nuovo il presente (“rinnova il presente / nella levità del ricordo”), ma la verità si trova andando avanti nella “ricerca dell’eterna parola, / mistero che si fa vita” (“Ripercorrere le stesse strade”). In questo percorso interiore la poesia assume la dimensione del volo (“Il volo delle mie colombe bianche”) in un mondo dove i sogni s’acquietano. Il poeta vola con il suo canto per salire in alto (“svettare”) e innalza un inno alla vita. Un posto importante occupa la natura, che accompagna con la sua presenza discreta e rasserenante i momenti dell’esperienza poetica. L’attenzione dell’autore si rivolge anche verso l’attualità. Dinanzi a un’immane tragedia, che, che è costata la vita a tanti bambini, e dinanzi al dolore dei loro genitori, il Poeta trova solo una risposta: il silenzio. Non sono i dibattiti televisivi, fatti di vuote parole, a risolvere questi gravi problemi. E’ troppo facile, sprofondati nelle comode poltrone di uno studio televisivo, imbastire tavole rotonde sulle disgrazie degli altri. Il Poeta, invece, si pone dinanzi ai problemi del mondo con libertà interiore e umiltà e lascia il giudizio alla sua coscienza.

Nella poesia “Palco TV” viene espresso un giudizio negativo sul degrado di alcuni programmi televisivi, che non promuovono la dignità dell’uomo, mentre si sente la nostalgia per il passato, in cui “il pensiero … costruiva la sua casa con muri d’allegrezza”. E non manca un accenno (“E se fossimo file”) al rischio, nel mondo della tecnologia, di perdere la propria autonomia e di diventare elementi di una macchina che si può guastare da un momento all’altro. Le poesie da “Quanto t’amo dirti vorrei” in poi hanno come filo conduttore un’appassionata storia d’amore, di cui si colgono evidenti i segni anche nel presente. Emerge il bisogno di recuperare il passato perché fa parte della vita e niente di esso deve andare perduto. Efficace l’immagine delle foglie nella poesia “Quartiero latino”: anche se cadono, perché il tempo inesorabilmente passa, basta la volontà di continuare ad amare perché tutto possa ricomporsi (“lentamente le raccoglieremo ad una ad una / a ricomporre il nostro passato”). Troviamo una stupenda definizione dell’amore nella poesia “Quanto t’amo dirti vorrei”: “mutuo perderci / io e te in noi / nell’attesa di una notte propizia / in cui si scontrino i nostri due sogni”. E la forza dell’amore consiste nella capacità di parlare d’amore in silenzio (“Rue Norvins”). Lo stile è caratterizzato da abbondanza di aggettivi e dalla punteggiatura ridotta all’essenziale, spesso assente; è impreziosito da metafore, similitudini e dal chiasmo; è rafforzato nel sentimento che il poeta vuole esprimere dall’enjambement, che spesso rende l’idea dello spazio e dà ampiezza di respiro a un mondo poetico in espansione dall’io verso l’universo.

Recensione
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