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Brina Maurer è un romanzo
psicologico. Brina Maurer è la storia di una ragazza. Brina Maurer
è lo spaccato di una società dai valori inversi. Brina Maurer è questo e
molto altro. Claudia Manuela Turco (autrice pluri-premiata per quest’opera e per
altre prima di questa) ci racconta, in questo che definisce il libro della sua
vita, la travagliata crescita di Brina Maurer, una ragazza letteralmente
schiacciata da un mondo per lei incomprensibile, una ragazza forte che vede
scomparire sotto i suoi occhi i pochissimi punti fermi che ha trovato lungo la
strada, ma che non perderà mai quell’isola felice che è per lei l’unica vera
ancora della sua identità.
La storia di Brina Maurer tratta alcuni temi (la pornografia, in
particolare) da un punto di vista alternativo; rende nota al lettore l’esistenza
di una “minoranza” (per citare la Turco, anzi la Maurer) che vive il mondo della
pornografia in maniera diversa dalla massa. Ciò porta inevitabilmente il lettore
ad interrogarsi su questi temi, e sposta quindi l’attenzione sull’aspetto (più
strettamente sociologico) dei problemi vissuti dalla protagonista. Io invece
vorrei parlare della narrazione, prima di entrare nel pieno del soggetto.
Trovo che la più grande fortuna di questo romanzo sia la maniera
in cui è scritto. La lettura scorre veloce sin dalle primissime righe. Lo stile
è pulito, immediato e… familiare. Uso il termine “familiare” perché Brina
Maurer è veramente scritto adottando un gergo comune (a differenza di tanti
libri che ne “forzano” l’uso), e questo lo rende molto più reale, molto più
concreto. Inoltre la protagonista è poco più che maggiorenne, e la scrittrice è
riuscita a renderla giovane tanto nel linguaggio quanto nella psicologia.
Ultimando la lettura dell’ultima pagina è quasi surreale tornare alla realtà e
rendersi conto che si sta chiudendo un libro, perché la sensazione è che sia
stata Brina Maurer stessa a narrarci tutto, di persona seduta davanti a noi. La
narrazione è in prima persona, ma la cosa che più rende presente il personaggio
di Brina è che lei stessa, nel racconto, si sta guardando dal di dentro. La sua
storia inizia in prossimità della scena finale. Brina si trova in un momento di
svolta della sua vita e deve prendere una decisione importante; alla fine
dimostrerà che, davanti alla purezza dei sentimenti, alcune scelte
apparentemente importanti sono esclusivamente formali, ma per prendere questa
scelta deve comunque ripercorrere velocemente buona parte della sua vita, e
decidere cosa salvare e cosa buttar via per sempre. Un altro aspetto che ho
apprezzato (e odiato nel contempo) è la “spontaneità” della sofferenza di Brina
che colpisce dritto al cuore del lettore, a tratti vomitata fuori con rabbia e a
tratti subita con impotenza.
Il tema vero di questa storia, a mio avviso, non è la
pornografia ma la difficoltà di Brina a “crescere”, cioè a comprendere un mondo
che lei riconosce come “il mondo degli adulti” ma che si rifiuta di accettare,
in un gesto di speranza che anche lei a volte avverte come disperato. La
speranza è che, al di fuori di tutto quello che è stato il suo mondo sin
dall’infanzia, esista un mondo migliore, composto dalla cattiveria che lei già
conosce bene ma anche da valori e serenità. Continua a mettersi in discussione
per anni, ma arriverà al momento in cui deciderà definitivamente di prendere una
posizione. All’interno di queste difficoltà si aggira imperante il fantasma
della pornografia, con il quale Brina deve fare i conti sin da piccola, dato che
sua madre è una pornostar (oltre che una madre assente), causa, questa, per cui
Brina sviluppa un vero e proprio rigetto a qualunque forma di pornografia. Ma,
per quanto la protagonista soffra questo problema e non perda occasione per
condannarlo, la sua storia ci racconta anche dell’amore mitizzato e
irraggiungibile, della morte, delle amicizie più uniche che rare e di quella
minoranza di deboli da cui ogni tanto qualcuno si deve levare a difesa.
L’isola felice di Brina sono i cani. È affascinante come l’amore
per i cani riesca ad avere nella psicologia di Brina una funzionalità pressoché
totale. Si trovano sia all’interno che all’esterno della sua personalità. I cani
sono il suo futuro, dato che sta studiando veterinaria, ma soprattutto elementi
in cui identificarsi, modelli da prendere ad esempio e esseri da proteggere; e
questo è un passaggio chiave, perché è proprio così, proteggendo i più deboli,
che Brina dà libero sfogo al suo bisogno di essere protetta (e la sua
incrollabile forza si manifesta più che mai proprio nel fatto che questo bisogno
non sarà mai soddisfatto). I cani sono in effetti la via tramite la quale lei
conosce e capisce il mondo in cui vive; è attraverso essi che lei fa esperienza
per la prima volta di tutti i sentimenti, a partire dall’amore, l’amicizia e la
fratellanza, ma anche della morte, la delusione, la sofferenza, la perdita.
Vorrei concludere con un parere (del tutto personale,
ovviamente) riguardo l’originalità di questo personaggio. Esiste tutto un mare
di romanzi-dramma che hanno come protagoniste ragazze sofferenti e anoressiche,
incapaci di lottare. È praticamente diventata una branca della letteratura
moderna, negli ultimi anni. Brina Maurer è diversa. La sua sofferenza durante
l’adolescenza non è quella di tutte le altre adolescenti e, in particolare, la
sua reazione è totalmente differente, atipica. È simbolo di incrollabile
speranza e indipendenza.
Io mi sento di consigliare questo libro a lettori di tutte le
età perché penso che Brina Maurer abbia molto da insegnare riguardo le
cose della vita.
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Recensione |
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Brina Maurer
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narrativa
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| Autori |
| • | Claudia Manuela Turco |
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Edizione:
Bastogi Editrice Italiana
Foggia 2005 |
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| Lettera dell’autore ad Alessandro Baricco - pp. 90 |
| prezzo: € 10,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Kultvirtualpress.com nr.4/2006
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