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Analisi del testo
Col maglione verde

Ipsia "Archimede", Barletta (Bari)
Il testo integrale

1 - Tarek, il protagonista del racconto, agisce all’interno di un paesaggio fortemente degradato che viene restituito al lettore non in modo neutro e obiettivo ma attraverso il riflesso che produce nella coscienza del personaggio. La descrizione del paesaggio consente così al lettore di accedere anche alla dimensione psicologica di un immigrato. Provate ad individuare nel testo gli elementi descrittivi in cui agisce tale procedimento narrativo.

Le mura si stringevano, umide e porose con tutta la forza del loro spessore secolare.

Rimase per un po', con il collo teso, a guardare la fuliggine del suo quotidiano, a sentire l'acqua piovana rigargli il viso ed esplodere sui suoi tratti come fontanine, di modo che non si riusciva più a capire se l'acqua cascasse da fuori o sgorgasse da dentro i pori.

La speranza, qui, da sola, rinchiusa tra queste mura tombali, reclusa nella cupezza di giorni piovosi, si assottigliava…

Le sue giornate erano radure piatte come tavole d'argilla, infinite e leggermente curvate di modo a non riuscire a scorgere in lontananza neanche una strisciolina d'orizzonte. Ogni tanto la vista si scomponeva e chiazze vibranti d'onde s'innalzavano sopra la superficie. Erano miraggi? Miraggi di cosa? Argilla arida, compatta, prosciugata, vacante. Una landa con miraggi di nullatenenza? Che la smetta di piovere! Non sopportava più di stare rintanato in questo buco nel muro dove aleggiava un costante effluvio di disinfettante, con l'incessante tubare dei topi volanti e pensieri avariati.

2 - Il protagonista del racconto mostra di avere una lucida consapevolezza della percezione che la sua presenza di straniero produce in coloro in cui s’imbatte. Fornitene i riscontri testuali.

…lui l'intruso, il corpo estraneo, virale, che si imponeva alla nuova terra, che arrivava da fuori e veniva visto come uno straccioso colla mano aperta, forse ladro, forse criminale, che irrompeva nella santa pace della gente.

Loro l'avevano visto lavarsi alla fontana e orinare sotto il pino, e da allora, non facevano che mormorare e soffocare risatine quando lo vedevano passare, irsuto e stravolto, quando lo vedevano accasciato, a gambe aperte, sulla panchina di legno, quando lo vedevano, gli occhi arrossati, i ricordi in mano, bevendo a collo, con la bottiglia dentro un sacchetto marrone accartocciato.

Loro gorgogliavano e scappavano, le braccia sul petto, dimenandosi a passetti veloci, le tre teste unite dallo stesso desiderio d'emozioni forti.

la gente gli dava qualche soldo, con quell'aria superiore…

12.0pt;margin-left:63.0pt;text-align:justify" La gente aveva paura di lui […] lo guardava con disprezzo o […] non lo guardava nemmeno, come fosse trasparente, gente che a volte lo tollerava, rassegnata, ma sempre insospettita. […]e alzavano la voce quando lui provava ad esprimersi in italiano, come se fosse ritardato.

3 – Individua nel racconto i passi in cui viene delineato il sentimento di Tarek nei confronti del paese che lo ospita e della sua gente.

Il caffè sapeva d'amaro nella piccola tazzina di ceramica senza manico, col fiorellino approssimativo, arancione.

Smaniava di rivedere le tre ragazze del parco. La mente gli partiva come una biscia impaurita e scorrazzava su e giù sull'angusto spazio del suo corpo abbandonato nell'unica poltrona, sfondata e scomoda.

Contro ogni sogno di gioventù avverato, contro ogni desiderio di nuove opportunità si scontrava l'inesplicabile rigetto. […] in cuor suo, germogliava una cosa più grande, alla quale Tarek non si era preparato, di cui non si era mai immaginato nemmeno l'esistenza. Era il suo proprio corpo che rigettava questa terra, i suoi anticorpi che si ammutinavano.

Tutto: la gente, i suoni, le piante, la lingua, il cibo, gli odori, i profumi, la densità delle nuvole, le molecole d'energia nell'aria, come un blocco indivisibile, erano a lui totalmente inospitali, inaccettabili.

Gli nacque[…] un desiderio onnipresente di possessione, di vendetta contro ignoti.

Quando la gente gli dava qualche soldo, con quell'aria superiore, lui sogghignava a modo di sorriso e lanciava un'imprecazione nella sua lingua. La gente sorrideva di riflesso, senza capire e lui era vittorioso, superstite al naufragio. Per un piccolo secondo aveva sopraffatto un altro, era riuscito a sentirsi meno anonimo. L'attimo durava poco […]

Ormai il corpo era scarno e sottomesso, la mente graffiata, saltava come un disco.

Qui in mezzo a tutta quest'abbondanza, accecato giorno e notte da mille luci neon, sopraffatto da filze di negozi strapieni d'oggetti perfettamente spolverati e soggetto alle code interminabili del servizio d'immigrazione, si sentiva inadeguato.

Le speranze scadevano da sole come lattine rigonfie. Si erano contaminate non si sa come e si dovevano buttare via, tutte, senza rimedio. Uno si era fatto i piani con queste lattine, dovevano durare per molto, ma poi, quando si stava per aprirle ci si accorgeva che il metallo era disteso, e, una volta aperte, l'odore nauseante confermava la cosa.

La gente aveva paura di lui e lui voleva fare paura alla gente, a questa gente che non capiva niente…

Erano così vani e spensierati, così superficiali ed indifferenti. Facevano discorsi sciocchi e ridondanti, senza alcuno spessore. Andavano sempre di fretta…

Ma Tarek non capiva, voleva sentirsi a casa, voleva parlare la sua lingua senza che la gente si giri a guardarlo alzando un sopracciglio, voleva sentirsi appartenere. Lasciando il suo paese per una vita migliore aveva perso ciò che non sapeva nemmeno di possedere.

4 – Da cosa è determinato il disagio esistenziale di Tarek?

(elaborazione, a cura del docente, dei contenuti del dibattito in aula)

Il disagio di Tarek è determinato innanzitutto dal venir meno di quelle speranze che avevano alimentato il suo desiderio di lasciare la propria terra per andare a vivere in un paese straniero. Ciò che di importante gli era sembrato potesse offrire il mondo occidentale, ovvero quell’ampiezza di vedute e quella disponibilità al dialogo che avrebbero saputo valorizzare le sue qualità individuali, si era rivelata una vano miraggio, incapace di produrre opportunità concrete per chi, come lui, a quel mondo non appartiene.

Tarek vive pertanto lo spaesamento di chi agisce in un universo a lui del tutto estraneo, così diverso dal mondo di provenienza e dal proprio modo di essere. Prova disgusto per tutto ciò che lo circonda, i suoni delle parole, il cibo, gli odori, il clima. Lo opprime ogni cosa di quella realtà che sembra chiudersi sopra di lui come le pareti di una prigione. Le sue giornate si susseguono senza prospettiva, come l’arida distesa di un deserto privo di orizzonte.

Tarek era partito alla ricerca della propria realizzazione, ma il mondo che lo accoglie non sembra potergli offrire molto più che un lavoro. Tarek non può accettarlo: il sentimento della propria dignità e della “grandezza del suo io” glielo impedisce. Ecco dunque che rifiuta l’integrazione. Percorrere sino in fondo quella strada significherebbe infatti rinunciare persino a ciò che egli sente di avere di più prezioso, la propria identità, la propria cultura, per accettare un ruolo, impostogli dall’esterno, che risponde non già alla logica di dare valore alla sua persona, ma alle logiche del mercato e della produzione di ricchezza per il solo Occidente.

Matura in tal modo in lui il senso dello sradicamento. Tarek inizia a provare nostalgia per la propria terra d’origine, per gli amici, per la sua la famiglia, soprattutto per un mondo in cui gli veniva garantita quell’identità che ora gli è negata.

“Dalle sue parti, lui era Tarek, figlio di Mohamed. Di famiglia in famiglia, lo conoscevano tutti.”

In Occidente, ormai, Tarek non ha nemmeno un nome:

“Ehi! Tu! Col maglione verde!”

5 - Cosa spinge Tarek ad assumere un atteggiamento di aperta provocazione nei confronti delle tre ragazze del parco?

(elaborazione, a cura del docente, dei contenuti del dibattito in aula)

Nella distanza tra le sue aspirazioni di partenza e la realtà concreta che si trova ad affrontare, trova spazio il sentimento di vendetta che Tarek coltiva nei confronti del mondo che lo ospita. Nutrire un viscerale disprezzo per quel mondo, deridere chi pretende di aiutarlo umiliandolo, garantisce un riscatto effimero quanto inefficace al suo bisogno di realizzazione.

E’ allo stesso modo un’esigenza di riscatto nei confronti di un universo che lo seduce e al tempo stesso gli si nega, che spiega il suo atteggiamento nei confronti delle tre ragazze del parco. Esse rappresentano quanto di più attraente e volgare al tempo stesso il mondo occidentale può offrire ad uno straniero: le ragazze lo provocano e lo respingono, fanno appello ai suoi istinti più torbidi e al contempo si celano dietro un pudore ipocrita e offensivo della sua dignità di uomo, si fanno beffa dei più elementari principi della morale e trovano riparo alle spalle delle autorità costituite. A loro, pertanto, Tarek non trova di meglio che gridare tutta la sua diversità, come una bestemmia lanciata contro l’intero mondo cui esse appartengono, su di loro Tarek riversa il suo impotente delirio di possessione, di fatto diretto ad universo che rifiuta di schiudere davanti a lui le sue porte più intime e preziose.

6 - Perché Tarek assiste inerme all’aggressione della ragazza da parte dei due giovinastri?

(elaborazione, a cura del docente, dei contenuti del dibattito in aula)

Tarek riconosce quella ragazza come una di coloro che lo avevano deriso. Alla vista dell’umiliazione di lei, può finalmente assaporare il gusto della vendetta che egli non era stato capace sino a quel momento di portare a termine.

Umanamente, Tarek ha paura.

Era confuso, paralizzato dal timore di ciò che sarebbe potuto accadergli se fosse intervenuto.

Tarek è raggelato nel ruolo che di fronte all’Occidente ricco e ipocrita gli era stato concesso di ricoprire sino ad allora: quello di “uno spettatore di uno spettacolo al quale non è permesso d'essere protagonista”.

7 - Tarek è un personaggio dinamico: nell’ultima scena del racconto, quella in cui l’uomo soccorre la ragazza che aveva subito violenza, la durezza del protagonista sembra cedere il posto ad un moto di simpatia e compassione nei confronti della donna. Provate a spiegare cosa provoca il mutamento di Tarek.

(elaborazione, a cura del docente, dei contenuti del dibattito in aula)

Dopo aver assistito senza intervenire al tentativo di violenza subito dalla ragazza del parco, Tarek finalmente le si avvicina.

Di fronte a lei, ormai spogliata di quel “sorrisetto beffardo” che tante volte “aveva desiderato strapparle”; “offerta”così come tante volte lui l’aveva immaginata, non sono tuttavia i sentimenti di rivalsa e possessione a prevalere nell’uomo, ma un più intimo e disarmante moto di compassione.

Il corpo inerme della ragazza, infatti, dischiude inattesa una rivelazione: “disperata, esposta, impotente, umiliata”, nella donna Tarek riconosce se stesso, come in uno specchio in cui è riflessa l’immagine della sua condizione di esule, di sradicato, di non integrato.

In quel momento Tarek cambia perché intuisce che l’oltraggio alla dignità di ogni uomo e di ogni donna incombe nel rovescio stesso della vita di ciascuno, che l’identità di un individuo non è al sicuro da violenza nemmeno da parte di chi ne pronunci il nome nella sua stessa lingua madre, che lo sradicamento può essere drammaticamente vissuto anche a casa propria.

Ai margini delle città sfavillanti di “mille luci neon, […] di negozi strapieni d'oggetti perfettamente spolverati”, il ricco Occidente cela, nella penombra, le proprie vergogne, la discarica dei suoi rifiuti sociali, delle violenze occultate, dei suoi peccati inconfessabili.

Nessuno è garantito, nessuno al sicuro per sempre: come la ragazza di fronte a Tarek, che pur aveva sino ad allora condiviso le regole di un gioco crudele ed eccitante condotto da una posizione di dominio, chiunque può trovarsi inaspettatamente spinto “verso il burrone pieno di cartacce, siringhe e foglie morte”, rifiuto tra i rifiuti, reietto tra i reietti.

E laggiù, nel fondo, ferito dal tradimento delle illusioni, ritrovarsi a mescolare le proprie lacrime a quelle di chi ormai ha già perduto ogni cosa.

gli occhi negli occhi piansero entrambi, piano, da soli nel burrone.

Nel finale del racconto, lo spaesamento si mostra quale condizione intrinseca e latente nell’esistenza dell’uomo contemporaneo, e il migrante assurge ad emblema dell’uomo globale senza più denominazione di provenienza.

Al lettore è concesso in tal modo, nel tempo sospeso della narrazione, nell’altrove franco e straniante dello spazio letterario, di partecipare all’epifania degradata di una verità inconfutabile quanto effimera, pronta a dissolversi nell’anomia pervasiva e denegante dell’universo globalizzato.

Ancora per un attimo furono puri, ma poi si alzarono nell'anonimato penetrante della notte

Posato sulle spalle del lettore, come la giacca gualcita e sporca di Tarek sulle spalle della ragazza, resta il pegno di un dolore che è comune e condiviso, anche nel tempo della felice smemoratezza.

Tarek c'era ancora, ma già non si vedeva più.


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