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Fra tante incomprensioni la poesia è pur sempre una costante della nostra società e il poeta, solitario e preveggente, nonostante tutto è "genio della rimembranza" (Kierkegaard).

Piacenza ha sempre avuto nobili tradizioni, ottimi versificatori come Franca Grasso, da oltre vent'anni poetessa ma anche narratrice con buon successo di critica e di pubblico. Nell'ultima raccolta poetica, Come derviscio nel deserto ascolto voci dal vento sussurrate (Edizioni Vicolo del Pavone, Piacenza) prevale una dimensione magica, un'indagine sulla sfera sentimentale sempre sospesa tra realtà e misticismo, ricordi d'infanzia ed inevitabili delusioni con abbandono all'improvvisazione. Divisa in tre sezioni Santo Natale, Elogia all'amore, Poesie in libertà – parte da un nucleo sacro, attraversa l'amore come passione, esprime infine sensazioni frutto della volubile ispirazione. In "Santo Natale" riflette sul mistero della vita (Natale 2003), nostalgia (Regalo di Natale) ma anche sulla profonda umanità (Un clochard di passaggio, I) necessaria per comprendere l'altro" (Un clochard di passaggio, II) dove la favola è fattore di crescita (Vigilia di Natale).

Nella seconda l'amore, desiderio irresistibile e fragilità spirituale, può essere spigoloso (L'amore, caleidoscopio indecifrabile), soprannaturale (Eterno sentimento d'amore) ma i giovanili sussulti (Il primo bacio) ci confermano la sua straordinaria potenza (La forza dell'amore) vissuta solo però dagli eletti (Anime gemelle).

Nell'ultima la variabilità tematica e compositiva propone un excursus fra topos poetici, ricorrenti leitmotiv. Dai dolci ricordi d'infanzia (Madre, Mare di Sicilia, Quella carezza) all'affiato religioso (Venere, Vorrei andare lassù), da profumi e sapori di terre lontane (Vini, spiriti e liquori) a vaghi malesseri (Ombre del passato) uniti alla malinconica tristezza (C'era un vecchio, Statua antica, Albero, amico mio) per l'inarrestabile trascorrere del tempo (Passato, presente, futuro).

Ma la poesia ingentilisce (Animum excolere), è rinascita spirituale (S, Protaso), ricorda persone straordinarie (Laura) ma rilegge anche la contrastata attualità (La moda). In generale in questi versi sciolti troviamo un'impostazione pascoliana, a tratti vicina a Montale non dimentica però del Crepuscolarismo, fenomeno letterario ma anche psicologico. Improvvisi scatti lirici e modulate cadenze informali rimandano a Sereni, qua e là emerge la discorsività sabiana mentre certi ricercati nutrimenti prosastici ricordano Cardarelli e l'ultimo Luzi, sempre più propenso ad un lessico colloquiale, saggistico quasi.

Come derviscio nel deserto ascolto voci dal vento sussurrate, titolo tanto esotico quanto suggestivo dunque per una raccolta indubbiamente interessante che ripropone un grande dilemma: fino a che punto la poesia allevia dolori e sventure, sia consolazione o catarsi, introiezione o proiezione di sé nel mondo?

Recensione
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