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L'autrice del libro ha già pubblicato nel 1975 un altro saggio L'arte cambia sesso, di cui abbiamo riferito nel n. 1 Anno X del Notiziario (Marzo 1976). In questo nuovo scritto Elsa Emmy, partendo da un'analisi del Marxismo, vuole individuare quale possa essere il ruolo della donna in una nuova concezione dell'arte, non più elaborazione solitaria di intellettuali e privilegio di pochi eletti che ne possono fruire, bensì patrimonio di tutti.

Il libro è strutturato in due parti: la prima in cui l'Autrice vuole dimostrare che non si tratta più di spingere il genio femminile verso una concezione dell'arte qual è l'attuale, bensì di realizzare una nuova arte, concepita come elemento inerente alla vita stessa della comunità, espressa da uomini e donne insieme, come avveniva e tuttora avviene nelle società primitive: un'arte cioè che sia la negazione dell'anarchismo individualistico, che superi lo sperimentalismo distruttivo e contesti il manierismo qualunquistico preteso dal mercato artistico odierno.

La seconda parte si ispira invece alle esperienze vissute nella prima infanzia dall'Autrice e si propone di dimostrare che, se si vuole che la creatività sì liberi, bisogna cambiare il tipo di educazione oggi imposto alle donne, particolarmente dei ceti borghesi.

Libro di non facile lettura per il suo taglio filosofico, ma che offre alcuni illuminanti pensieri sulla sostanza del « femminismo » e sugli equi. voci che derivano da una certa visione della « cultura marxistica » oggi di moda.

Recensione
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