Servizi
Contatti

Eventi


Il poeta Veniero Scarselli possiede una dote rarissima e preziosa: l'originalità. Si è costruito un singolare e lucidamente inquietante percorso lirico che interseca scienza e coscienza, biologia e teologia, Male e Bene: ma tutto confluisce turbinosamente, come un torrente in piena, nel tema centrale della morte e del peccato, del conflitto lacerante fra la materia e lo spirito. E' un itinerario solidamente compatto che, come tutti i lunghi viaggi, si articola in diverse tappe ognuna coincidente con un poema: Isole e vele (Forum 1988), Pavana per una madre defunta (N.C.E.1990), Torbidi amorosi labirinti (N.C.E. 1991), Priaposodomomachia (N.C.E. 1992), e queste ultime Eretiche grida (N.C.E. 1993).

Si tratta di una produzione incalzante, come lo stile fluviale e magniloquente dell'Autore. Ma ciò che sorprende non è tanto la rapidità della frequenza editoriale quanto l'organicità e la materia della sua sconvolgente e ribollente poesia, che naviga nei meandri misteriosi del subconscio. In realtà Scarselli ha scritto finora un solo poema scandito da tempi e pause diversi, ma straordinariamente omogeneo e fittamente intessuto. La dimensione poematica è d'altronde quella a lui più congeniale: ogni libro è in verità un poema. Tale predisposizione è già di per sè indicativa delle sue mirabili virtù di eloquenza, come già ebbe a notare Bárberi Squarotti, e del suo progetto lirico d'ampio respiro, irrobustito da un affiato filosofico panteistico.

Intessuta della cultura scientifica del suo autore, la poesia di Scarselli (nato a Firenze, laureato in Biologia, docente di Filosofia ora ritiratosi a vita privata sull'appennino torco-emiliano, che nella finzione di questo libro s'è trasformato nel monte Athos) può essere letta come un itinerarium ad Deum, moderno e antico nel contempo, come testimonia l'approdo di queste Eretiche grida, stadio terminale e compendio di tutti i poemi precedenti. Anche in questo poema c'è un eroico furore poetico (il ricordo di Giordano Bruno non è qui fuori luogo) autentico ed esplosivo come in chi cerca risposte ai quesiti della disperata esistenza dell'uomo prima d'approdare all'acquietante scoperta di Dio. Tutti i critici, da Mario Sansone a Luigi Baldacci, da Giancarlo Oli a Vittorio Vettori, non hanno mancato di sottolineare la sua solida concezione filisofica e il suo altrettanto solido rigore stilistico, che convoglia in un'unica direzione la magmatica materia lirica, quell'inquietante tensione "erotico-maniacal-ascetica", come l'autore mi ha scritto dedicandomi Priaposodomomachia. L'allucinante viaggio underground nel corpo umano, nei labirinti degli istinti sessuali e nel magma della nostra materialità e animalità (c'è un nutrito bestiario nei suoi versi che attinge all'immaginario collettivo di ascendenza - diremmo - medioevale), che induce il Vettori a definire efficacemente il poeta un "entronauta", si conclude infine con l'approdo mistico alla Mente Universale: fa' ch'io possa dire stupito | col cuore gonfio di Te: "Son proprio io | colui che tanto a lungo hai cercato?" Finirà parimenti qui la tormentosa ricerca letteraria ed esistenziale di Scarselli? Vedremo.

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza